THE WATER WITCH – Heavens In Traction

THE WATER WITCH – Heavens In Traction

Informazioni
Gruppo: The Water Witch
Titolo: The Heavens In Traction
Anno: 2012
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Akashic Records
Contatti: facebook.com/AndTheMistOfTheWerra – thewaterwitch.bandcamp.com
Autore: Insanity

Tracklist
1. Winter’s Burden
2. Akasha Aflame
3. The Heavens In Traction
4. Illuminance
5. Wilderness
6. Teeth Of Oak
7. Asomatous Reawakening

DURATA: 43:48

The Water Witch è il nome di un side project di tre componenti attuali ed un ex degli inglesi A Forest Of Stars, il cui debutto “The Heavens In Traction” è stato pubblicato in forma digitale lo scorso ottobre; nell’attesa di una versione fisica del lavoro (che a quanto pare dovrebbe arrivare quest’anno) possiamo comunque tastare il terreno grazie alla loro pagina Bandcamp.
Data la line-up non ci si dovrebbe stupire delle somiglianze tra questa realtà e quella madre: troveremo le vocals teatrali e ben interpretate di Mr. Curse unite a quelle del vecchio vocalist J. Cumiskey (precedentemente noto come Mr. T.S. Kettleburner) e a quelle dell’ex-My Dying Bride Katie Stone (che continua inoltre a deliziarci con le sue parti di flauto e violino), non mancano inoltre le tastiere di Richard “The Gentleman” Blakelock, questa volta anche nel ruolo di batterista.
Il sound risulta però diverso, sia nella forma che nella sostanza: ci troviamo di fronte ad un Black che prende spunto dalle sonorità moderne (specialmente per i muri possenti di chitarra e basso) e non nasconde alcune venature dal sapore più progressivo; le tematiche sembrano essere orientate al mondo della natura, il modo in cui ciò si riflette nella musica porta alla mente i culti primitivi dediti a divinità quali il Sole e la Terra.
Siamo infatti lontani dalle classiche sonorità Pagan, gli elementi folcloristici apportati dalla Stone suonano quasi cerimoniali in alcune occasioni, le percussioni all’inizio di “Wilderness” hanno un tocco tribale ed unite al sottofondo di tastiere e alle chitarre che crescono fino ad esplodere in un muro sonoro creano un’atmosfera da meditazione silenziosa quanto caotica; ci sono episodi vicini a certo Drone come la strumentale “Akasha Aflame” che mandano letteralmente in trance, così come il duo chitarra/violino di “Asomatous Reawakening”, mentre brani quali l’opener “Winter’s Burden” e la titletrack ci mostrano il lato più Black della band alternandolo a passaggi Prog.
I suoni curatissimi aggiungono valore a questo disco, permettendo di cogliere elementi non proprio evidenti (le parti di basso più di una volta ci regalano bei momenti) e di apprezzare i passaggi più dissonanti che strizzano l’occhio all’Hardcore più caotico.
Per essere un primo parto il quartetto dimostra di avere già le idee chiare, certo conoscendo i musicisti che ne fanno parte la cosa non stupisce più di tanto ma sicuramente lascia la curiosità riguardo al futuro; per ora limitiamoci ad aspettare l’uscita fisica del disco, band da seguire.

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