THE WHOREHOUSE MASSACRE – Altar Of The Goat Skull / VI

 
Gruppo: The Whorehouse Massacre
Titolo: Altar Of The Goat Skull / VI
Anno: 2013
Ristampa: 2015
Provenienza: Canada
Etichetta: Transcending Obscurity
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TRACKLIST

  1. Indignation
  2. A.C.S.-4
  3. A.C.S.-3
  4. Buried In Darkness
  5. Altar Of The Goat Skull
  6. The Black Coast
  7. Sewer Dreams
  8. Big Mouth
  9. Bowels Of Hell
  10. End Of Mankind
  11. Sassy Pants [cover Sloth]
  12. The Temples Of Perdition
  13. Sob Story
DURATA: 45:20
 

Il duo canadese dei The Whorehouse Massacre è di quelli particolarmente attivi e dal 2005 a oggi ha rilasciato una quindicina di pubblicazioni. In questo caso si vede ristampare le ultime due uscite (gli ep "Altar Of The Goat Skull" e "VI") dall'indiana Transcending Obscurity, che le ha accorpate in un'unica soluzione, consegnandoci tre quarti d'ora di insano ed efferato sludge-doom metal.

Sia lo pseudonimo utilizzato dalla mente compositiva del progetto (Willy Pickton) che il nome stesso della band traggono ispirazione dall'omicida seriale Robert William Pickton, autore di ventisei delitti accertati, ma pare che il numero possa essere ben più cospicuo, raggiungendo le sessantatré uccisioni, tutte a scapito di prostitute che successivamente venivano date in pasto ai maiali. Questo personaggio ha sicuramente inciso nella scelta di utilizzare strutture elementari e grezze insieme a sonorità lo-fi opprimenti, che fanno trapelare costantemente una sensazione ipnotica che sa di perversione e claustrofobia; una commistione di sofferenza trascinata e sottomissione che si fa strada all'interno di episodi come "Buried In Darkness", "Altar Of The Goat Skull" e "Sewer Dreams", sviscerando la propria parte più arrendevole e disarmata.

L'inizio della scaletta — che va da "Indignation" a "Sewer Dreams" e dà corpo al mini "Altar Of The Goat Skull" — si nutre di una deriva doom evidente, facendosi contagiare dall'ambito funereo soprattutto nell'utilizzo della melodia di accompagnamento. La seconda sezione del disco — quella che va da "Big Mouth" a "Sob Story" e riguarda "VI" — assume invece connotati più carichi di groove ed elargisce un maggior quantitativo di pesantezza acida; la dimostrazione viene fornita da tracce come "Big Mouth", la riproposizione di "Sassy Pants" degli Sloth, "The Temples Of Perdition" e la brutale "Sob Story".

I The Whorehouse Massacre sono una creatura minimale e priva di fronzoli, paragonabile a un'unione casereccia di Fistula e Coffins o a una perfetta colonna sonora da snuff movie. Nel caso apprezzaste l'una o l'altra, vi consiglio di dare un ascolto: non sono una realtà imprescindibile, ma riescono a essere ossessivi, sporchi e abietti quanto basta ad attirare e sfamare l'udito.

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