The World Is A Beautiful Place & I Am No Longer Afraid To Die - Always Foreign

THE WORLD IS A BEAUTIFUL PLACE & I AM NO LONGER AFRAID TO DIE – Always Foreign

Gruppo:The World Is A Beautiful Place & I Am No Longer Afraid To Die
Titolo:Always Foreign
Anno:2017
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Epitaph Records
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TRACKLIST

  1. I’ll Make Everything
  2. The Future
  3. Hilltopper
  4. Faker
  5. Gram
  6. Dillon And Her Sun
  7. Blank #12
  8. For Robin
  9. Marine Tigers
  10. Fuzz Miner
  11. Infinite Steve
DURATA:42:30

Ammetto in assoluta e totale onestà che, prima di avere tra le mani la mia copia di Always Foreign, non avevo mai sentito parlare dei suoi autori, ovvero quell’eterogeneo e multiforme progetto statunitense che porta il brevissimo nome di The World Is A Beautiful Place & I Am No Longer Afraid To Die (da qui in poi TWIABP, per ovvie ragioni). Per questo motivo penso sia assolutamente necessario spendere due righe per presentare questo caleidoscopico ensemble post-indie rock-emo a chiunque fosse afflitto da una simile lacuna, per poi passare a descrivere la profonda e viscerale bellezza del loro terzo album. Perché Always Foreign è un disco stramaledettamente bello.

La scelta del termine ensemble, prima, non è stata casuale, la proposta musicale dei TWIABP è stratificata all’inverosimile e questo riflette in una certa misura le dimensioni del progetto: attualmente si tratta di un quintetto, come dichiarato dalla stessa formazione su Facebook, ma dando un’occhiata alla loro pagina su Wikipedia appare chiaro come in realtà si tratti di qualcosa di assolutamente diverso. L’unico fondatore rimasto oggi di questa creatura nata nel 2009 è il bassista, tastierista e cantante Josh Cyr, a cui si sono aggiunti ormai stabilmente da quasi un decennio il cantante David F. Bello, la tastierista e cantante Katie Dvorak, il percussionista Steven Buttery e il chitarrista e soffiatore di trombe Chris Teti. Nell’arco di poco più di dieci anni la cangiante creatura a stelle e strisce è stata capace di farsi un nome tirando fuori solo tre album, Whenever, If Ever (2013), Harmlessness (2015) e Always Foreign, usciti tutti per Epitaph; a eccezione del primo, firmato Topshelf come la maggioranza degli EP, split, varie ed eventuali giunti ad allietare le giornate dei loro fan tra un disco e l’altro, una quindicina di titoli extra, tanto per gradire.

Ora, visto quant’è complessa la situazione di partenza, direi che ci sono tutte le premesse per poter passare ad analizzare Always Foreign, alla cui registrazione hanno preso parte anche un trio di ottoni, un violinista e altri quattro cantanti. Dal primissimo momento in cui ho infilato il disco nel mio impianto sono stato certo di essere di fronte a un disco così spassionatamente e profondamente bello che non potrà che colpire chiunque abbia un briciolo di sensibilità nei confronti del post- qualsiasi cosa. Dalle aperture atmosferiche di “I’ll Make Everything” e “Fuzz Minor” alla grande semplicità di pezzi diversissimi tra loro come “The Future” e “For Robin”, dal cantato corale di tracce come “Hilltopper” o “Dillon And Her Son” alla performance di David Bello, sentimentale in maniera disturbante in “Gram” o spassionata e spietata nella topica “Marine Tigers” (il pezzo del lotto, a mio avviso): tutto contribuisce a definire l’inarrivabile tasso di bellezza che caratterizza il lavoro imbastito dai TWIABP. È così che tra delay e riverberi, cori, ottoni e climax davvero grossi si snoda Always Foreign, coi suoi momenti calmi e le sue crude riflessioni sulle ansie e sui dolori della vita da un lato e le  critiche sociali e gli attacchi alle dinamiche più marce in cui siamo calati oggigiorno dall’altro, trasportandoci giù per una strada di campagna dai contorni sfasati. Limitare i TWIABP all’indie rock equivarrebbe a considerarli un quintetto, mentre le influenze rintracciabili nella loro musica vanno effettivamente dal post-rock al post-hardcore, dal punk fino anche al goth rock, come la conclusiva “Infinite Steve” ben rappresenta; tutto passato, chiaramente attraverso il filtro dell’emo anni ’90, quello dei Sunny Day Real Estate (dei quali, tra l’altro, poche settimane fa hanno realizzato una cover), dei The Get Up Kids e affini.

Piombati nella mia vita nella più casuale delle maniere, i TWIABP hanno saputo ritagliarsi uno spazio tra i miei ascolti e sono certo sapranno fare altrettanto con chiunque saprà dedicargli la giusta attenzione. Perché, con la sua nave da battaglia ridisegnata in una versione assolutamente allucinata all’interno del libretto e i suoi quaranta minuti e spiccioli di ottima musica, Always Foreign rappresenta una prova assolutamente brillante e perdersela sarebbe un vero e proprio affronto.

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