THEOLOGIAN – The Further I Get From Your Star, The Less Light I Feel On My Face

Informazioni
Gruppo: Theologian
Anno: 2010
Etichetta: Crucial Blast
Contatti: www.myspace.com/gashtheologian
Autore: Mourning

Tracklist
1. Zero
2. In Times Of Need, We All Go Against Our Natures
3. Unfamiliar Skies
4. The Further I Get From Your Star, The Less Light I Feel On My Face
5. Bearing Bitter Fruit
6. It’s All Gone
7. The Fragility Of The Male Ego

DURATA: 1:02:55

Il progetto Theologian vede al suo timone un unico personaggio, Lee M.Bartow conosciuto come Leech, e già titolare di un altro monicker, Navicon Torture Technologies che gli amanti delle sonorità industriali e ambient oltranziste avranno probabilmente già incrociato.
Il debutto di questo nuovo act da lui messo in piedi è intitolato “The Further I Get From Your Star, The Less Light I Feel On My Face”, è quanto di più maligno e malsano ci si potesse attendere, dolore e passione vengono inframezzati da sensazioni estese di alienazione, depressione e una qualsiasi tortura autoinflitta, è buio, tetro e non possiede vie d’uscita né attimi anche solo lontanamente accesi.
Il disco si apre con “Zero” che si rifà allo stile della musica cosmica dei Tangerine Dream e Klaus Schulze, non vi sono misure definite, è uno spazio aperto, un universo che a moì di buco nero sta implodendo e la successiva “In Times Of Need, We All Go Against Our Natures” accentua questa lotta contro noi stessi e ciò che rappresenta la vita, la natura, con la sua gigantesca massa sonora nebulosa, il drone perpetuo diviene una dimensione in cui perdersi facendosi annientare dal nulla, la voce che di tanto in tano si ode è solo uno sprazzo che nulla dice assorbita da un’assenza di vitalità perenne.
L’effetto catatonico o da dose di Roypnol sin troppo elevata è quasi una conseguenza inevitabile, il ripercuotersi ciclico e profondo delle ronzanti soluzioni adottate, le piccole variazioni di tono nell’approccio e quelle parole che si vengono a scontrare con il muro di ridondanze non lasciano scampo continuando così il viaggio che la tracklist propone prima con “Unfamiliar Skies” e a seguire con la titletrack che affonderanno ancor più in un nero fatto di distorsione e isolamento. L’Uomo prova a ribellarsi con voce deviata/robotizzata ma è succube di una situazione che non gli permette di muoversi, lo attanaglia con un ambientazione drone desolante.
Sono solo a metà del disco e l’inquietudine è una delle emozioni che più si fa viva col passare dei minuti, vi consiglio di metterlo on air nella vostra stanza al buio, il mondo rimane fuori, solo voi e la musica dei Theologian, ci sono dei momenti in cui il malessere trasmesso da una rappresentazione sonora così massiccia e greve è dissestante, una spirale discendente mai interrotta che viene solletticata dai malevoli synth che “animano” in parte “Bearing Bitter Fruit” e dalla combinazione equilibrata di feedback e brusii che alimentano la traccia nascosta “The Fragility Of The Male Ego” industrializzando il finale del platter.
Non è un’opera per tutti “The Further I Get From Your Star, The Less Light I Feel On My Face”, chi segue i generi classici, si rifugia dietro le catalogazioni ordinate e settoriali odiando la sperimentazione e le prove di forte connotazione ambient lo eviti a priori. Forse chi ascolta funeral doom per l’attitudine tombale, l’aria funesta, funerea, ricca di polveri grigiastre potrebbe trovarvi una chiave di lettura personale, mi sento però di consigliarlo soprattutto a chi fa dei suoni industriali, apocalittici e drone la propria ragione di vita, voi dovreste comprarlo senza neanche pensarci, è abrasivo al punto giusto e in cuffia vi farà vivere una solitaria e irripetibile esperienza, geniale.

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