Thou Shell Of Death - Witchery

THOU SHELL OF DEATH – Witchery

Gruppo:Thou Shell Of Death
Titolo:Witchery
Anno:2019
Provenienza:Estonia
Etichetta:Talheim Records
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TRACKLIST

  1. Witchery II
  2. Witchery I
  3. A Voice On The Wind
  4. The Lost Dream
  5. Haunters Of The Silence
DURATA:58:26

Torniamo dalle parti dell’austriaca Talheim Records per recuperare una pubblicazione del 2019 proveniente da Varbola, un piccolo villaggio nell’entroterra estone noto per la fortezza in pietra risalente al decimo secolo. Da questa landa brulla e periferica arrivano i Thou Shell Of Death, trio attivo da ormai una decina d’anni e forte di una discografia piuttosto varia di cui Witchery è il secondo album in studio nonché tassello più recente.

Le informazioni in merito al disco e ai cinque brani che lo compongono sono decisamente scarse. Si sa che è stato composto dalla band nell’inverno del 2017 e che è stato registrato e mixato in Romania, al Consonance Studio di Timișoara da Edmond “Hupogrammos” Karban, Cristian “Sol Faur” Popescu e Andrei Jumugă (cioè i Dordeduh, cioè due terzi dei Negură Bunget originali). Da lì è poi finito nelle mani di Greg Chandler per il mastering e infine mandato in stampa per uscire in questa edizione in A5 limitato a cinquecento copie. All’interno del booklet si trovano poi frammenti di testo senza alcuna fonte precisa, salvo un laconico riferimento finale che indica che tutti i testi sono stati scritti da Madison Cawein, oscuro poeta ottocentesco del Kentucky autore di una Waste Land che pare sia stata di ispirazione per la più celebre omonima di T. S. Eliot.

Non è dato sapere a quali componimenti i Thou Shell Of Death si siano ispirati, né cosa vogliano trasmettere con il loro lavoro, quello che è però evidente è che gli estoni hanno un approccio molto particolare alla materia, e che etichettare Witchery come black metal atmosferico rischia di mandare fuori strada. Da queste parti c’è molto più il Burzum degli esordi che i Wolves In The Throne Room, per usare due poli opposti, e tutto l’album ha una fortissima componente sintetica che si snoda sotto chitarra, basso e batteria. Anche la velocità è molto particolare, e non c’è altro modo di dirlo: i Thou Shell Of Death vanno piano. A tratti il loro percorso sembra quasi flirtare più con Esoteric ed Evoken che non con il black metal, e man mano che il disco procede tra sintetizzatori e bpm bassissimi il funeral doom da suggestione diventa via via un’influenza sempre più corposa. Dei cinque brani di Witchery, nessuno scende sotto i dieci minuti di durata e probabilmente nessuno ha più di 200 battute di grancassa. A queste condizioni, è inevitabile che se ci si avvicina al disco aspettandosi del black metal si rischia di rimanere delusi.

Letto invece in un’ottica diversa, più ritualistica, più disperata, più doom, il secondo album dei Thou Shell Of Death è molto, molto interessante. I riff vengono ripetuti in maniera ossessiva, la voce esce dagli anfratti più reconditi di questo mondo e i synth accompagnano tutto dando corpo a un’atmosfera gelida, quasi funerea. A loro modo, gli estoni riprendono la lezione di Nortt e di Vinterriket, e confezionano un album perfetto per le grandi pianure del nord e le foreste che lambiscono. La scelta di intervenire in maniera assolutamente minima in studio, di optare per una produzione scarna ed essenziale, ripaga molto in termini di naturalezza e immediatezza, e una volta tanto Witchery è davvero un album da portarsi dietro durante una passeggiata invernale.

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