THOUSAND CODES – A Womb For Horus

THOUSAND CODES – A Womb For Horus

 
Gruppo: Thousand Codes
Titolo:  A Womb For Horus
Anno: 2011
Provenienza: Francia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Sito Ufficiale
 
TRACKLIST

  1. Horus
  2. You Know You're Wrong
  3. Miss Piggy
  4. Phoenix Breath
DURATA: 18:06
 

Se qualcuno dovesse chiedermi quale scena musicale mi abbia soddisfatto maggiormente in quest'anno solare, sicuramente citerei lo Stoner. E, ancora una volta, ricevo una gradita sorpresa dalla non così prevedibile Francia. I Thousand Codes sono un gruppo di recente formazione (la nascita della band risale solo al 2010), che ha debuttato da poco con il primo EP autoprodotto intitolato "A Womb For Horus". Il disco si districa bene tra i vari filoni del genere, non risultando mai statico o monocorde, ma, al contrario, sempre dinamico e coinvolgente.

Le danze vengono aperte da "Horus" (e precisamente da un basso settato in modalità "protagonista"), un pezzo dai toni molto Southern sia nel riffing che nella voce, ricalcanti le orme di mostri sacri quali Orange Goblin e Alabama Thunderpussy. La stessa scia stilistica viene seguita da "Phoenix Breath", forse la canzone anche più aggressiva del lotto, ma, allo stesso tempo, più intima grazie a dei filoni Psych che la percorrono, quasi come se i Thousand Codes si fossero avvalsi di una collaborazione con i Nebula. I due pezzi centrali rimangono invece più orientati verso sfumature un po' più classiche: "You Know You're Wrong" si avvale infatti di richiami non troppo velati ai Lynyrd Skynyrd appesantiti e modellati dall'inevitabile presenza di sconosciuti come Kyuss, Fu Manchu e, in parte minore, Dozer. "Miss Piggy" invece, pur rimanendo in linea con gli stilemi appena esposti, si avvicina maggiormente ad un flusso sonoro che rimanda inequivocabilmente a Zakk Wylde e ai suoi Black Label Society.

La prova strumentale del gruppo è senza dubbio molto buona, solo i volumi sarebbero stati da regolare un pochino meglio, ma non è un difetto che incida pesantemente sulla resa finale. La voce in particolare è notevole, in quanto versatile e comunicativa, oltre che parecchio ispirata al sempre ottimo Ben Ward, frontman dei già citati Orange Goblin.

Per quanto breve, "A Womb Of Horus" è senza dubbio una prima prova di grande spessore qualitativo che fa ben sperare nel futuro di questa band. Sicuramente da tenere d'occhio molto attentamente per chiunque ami il genere!

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