THRASHER DEATH – Slaver

THRASHER DEATH – Slaver

Informazioni
Gruppo: Thrasher Death
Anno: 2011
Etichetta: I Hate Records
Contatti: www.myspace.com/thrasherdeath666
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro (The Abyss Of Suffering)
2. Black Angel
3. Black Kingdom
4. Women Die
5. Ave Destruction
6. Come Death
7. Outro
8. Master Of The Night
9. You Must Kill
10. The Rot
11. I Am Death
12. Slaver
13. Dark Side Of The Force
14. Fire
15. Hell’s Vengeance
16. The Rot (live)

DURATA: 01:02:35

THRASHER DEATH - Slaver La Polonia anni Ottanta aveva una schiera di band forse sconosciute a tanti ma che bastonavano alla grande, act quali Imperator, Merciless Death, Exorcist, Slashing Death e non ultimi i Thrasher Death.
Di quest’ultima formazione che all’epoca pubblicò solo due demo, “You Must Kill” (1987) e “Women Die” (1988), si è occupata la I Hate Records, la label svedese ha infatti dato alle stampe in serie limitata a soli cinquecento esemplari un best of che racchiude i lavori pubblicati, quattro inediti risalenti al 1986 e il pezzo live “The Rot” per un ricco piatto che raggiunge e supera di poco i sessanta minuti di durata a titolo “Slaver”.
Come per fortuna frequentemente avviene, la produzione dei brani è rimasta similare all’originale, probabilmente sarà una questione affettiva per l’old school ma una release nata negli anni Ottanta seppur riportata in vita deve mantenere le sue caratteristiche originarie e ciò è stato rispettato tanto che le sferragliate prodotte da canzoni quali “Black Angel”, “Black Kingdom”, “Master Of The Night” e “You Must Kill” sono quanto di più godereccio e arcigno un amante del thrash possa attendersi.
I Thrasher Death erano (e sono, a quanto pare han ripreso le attività) la classica band a cui piacevano le alte velocità, il pestare irruente e le melodie che ti affettano, in certi fraseggi passano dal Bay Area style dei Forbidden alle sezioni teutoniche dei Destruction, miscelano Dark Angel, Slayer e passaggi rimembranti i Voivod, di sicuro non mancavano le idee al combo polacco e tracce come la più complessa “Women Die” lo dimostrano.
Puro materiale da scapocciata, “Slaver” contiene brani che ti tengono incollato all’ascolto e che nei momenti più tirati t’invitano sfrontatamente a girare la testa vorticosamente, ho citato quegli episodi ma avrei potuto tirare in causa “Ave Destruction” e “The Rot” (divertente la sezione centrale che rimanda a “When The Saints Go Marching In” e bella anche l’interpretazione live) e poco sarebbe cambiato, la qualità della musica della formazione è alta ed è strano che ci sia voluto così tanto tempo prima che qualcuno si accorgesse di questo pezzo di storia da riportare dovutamente a galla.
I suoni del periodo “You Must Kill” anche se leggermente impastati fanno comunque risaltare il basso, inutile dire che lo strumento negli eighties aveva una vera e propria funzione che sembra adesso stia riprendendo sostanza dato che nei Novanta e primo periodo post Duemila si stava per perdere traccia delle linee fornite da quest’ultimo.
Potrei ancora dilungarmi parlando delle quattro tracce inedite ma lascerò a voi il piacere di scoprire quanto valgono, posso solo confermare che chiunque si reputi un adoratore del thrash di quel periodo non può farsi mancare “Slaver” in collezione.

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