Thunraz - Borderline | Aristocrazia Webzine

THUNRAZ – Borderline

Gruppo: Thunraz
Titolo: Borderline
Anno: 2023
Provenienza: Estonia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Monument
  2. Reborn to Die
  3. Serenity
  4. Failure
  5. Weight Of Time
  6. Rictus
  7. You And Me
  8. The Line
  9. Nihil
DURATA: 29:19

Death metal, industrial e perfino sludge sono le maggiori influenze che troviamo nel progetto Thunraz, dietro al quale si cela la personalità singola di Madis Jalakas. Le imprese di questa one man band diventano ancora più notevoli se consideriamo che, nell’arco di appena due anni, Madis ha già sfornato la bellezza di tre album.

Bordeline, il disco numero tre, è stato pubblicato alla fine di novembre 2023 e lancia discrete mine per tutta la sua durata. Ammetto di non amare particolarmente l’industrial come genere a sé stante, ma qui viene mescolato così accuratamente al death metal da rendermelo non solo appetibile ma anche assai accattivante. Trenta minuti di violenza e doppia cassa, in cui appaiono sporadicamente anche elementi più melodici che però costituiscono l’eccezione in questa cascata di accordi infuriati e caos. Le parti più melodiche non hanno assolutamente la pretesa di suonare carine e orecchiabili, piuttosto compresse e claustrofobiche, come in “Reborn To Die” o “Serenity”, che fanno venire immediatamente in mente gli Acid Bath.

Il cantato più estremo si barcamena tra grida acute e rantoli più viscerali, facendo sì che il corso e la ritmica dei brani subisca cambiamenti ed evoluzioni continue, anche nel corso dello stesso pezzo. In “Failure” appare perfino un passaggio strumentale inequivocabilmente desert rock: come fa ad avere senso in un contesto industrial-death? Non so rispondere, eppure ce l’ha. “Weight Of Time” possiede invece degli effetti che mi catapultano di prepotenza negli anni Novanta, “You And Me” con il suo mood che vedrei bene in un pezzo groove metal ha un sapore più anni Duemila. In pratica, in Borderline ce n’è veramente per tutti i gusti.

A livello di tematiche, Thunraz scava nelle profondità più oscure e maltrattate dell’anima e ci svela che ciò che amiamo ha il potere di ucciderci, che il domani non esiste, che anche dietro il sorriso più bello può nascondersi una creatura completamente irrazionale e folle e che, soprattutto, siamo schiavi di una prigione di carne. C’è comunque posto anche per la speranza: «I will not surrender my will to a higher power made by man / No matter how hard living gets for me inside this pit». Ciò significa comunque essere costretti a combattere una guerra che non possiamo vincere, ma con una buona dose di masochismo anche un nemico come la vita si affronta.

Non posso che associarmi a chi si è chiesto, in giro per i social, come mai Thunraz non abbia ancora firmato con qualche etichetta: è uno dei progetti più interessanti che abbia ascoltato in questi mesi e Madis fa davvero un ottimo lavoro come deus ex machina. Mi auguro che questa creatura impazzita trovi tutto il riconoscimento che merita.