Thy Catafalque - Naiv

THY CATAFALQUE – Naiv

Gruppo:Thy Catafalque
Titolo:Naiv
Anno:2020
Provenienza:Ungheria / Regno Unito
Etichetta:Season Of Mist
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TRACKLIST

  1. A Bolyongás Ideje
  2. Tsitsushka
  3. Embersólyom
  4. Számtalan Színek
  5. A Valóság Kazamatái
  6. Kék Madár (Négy Kép)
  7. Napút
  8. Vető
  9. Szélvész
DURATA:01:02:27

Negli anni a cavallo tra la terza e la quinta elementare, quando ancora ignoravo l’esistenza della musica del Male (ma non quella di Tolkien, dato che si sarebbe rivelato essenziale nel mio processo di degener… ehm, formazione), mi imbattei in un volume che raccoglieva diverse fiabe e leggende dell’Europa orientale. Purtroppo non ho una precisa memoria delle storie in esso contenute, tuttavia conservo un vivido ricordo delle decorazioni floreali che corredavano alcune di queste pagine. Va da sé che, non appena ho visto la copertina di Naiv, ultima fatica del progetto ungherese (ora trapiantato nel Regno Unito) Thy Catafalque, ho istintivamente pensato meritasse decisamente un ascolto.

Naiv infatti meriterebbe un plauso già solo per l’artwork, che raccoglie una suggestiva commistione fra elementi geometrici piuttosto psichedelici e motivi decorativi floreali e zoologici tipici dell’arte magiara. Non a caso, le decorazioni floreali sulla copertina provengono proprio da un volume del 1968, scritto da Légrádi Istvánné e intitolato Keresztszemes Minták Mai Alkalmazása (che possiamo tradurre in maniera sommaria come Applicazione odierna dei ricami a punto croce), nel quale sono presenti diversi motivi decorativi tipici ungheresi.

Proprio questa felice unione tra tradizione e sperimentazione viene espressa in maniera efficace dalla musica dei Thy Catafalque, che risulta veramente difficile etichettare, dal momento che vi confluiscono quelle sonorità che valicano i confini della pesantezza e si addentrano in territori più eterei quali la synthwave anni Ottanta e le sperimentazioni prog. Come ha spiegato anche Tamás in un’intervista rilasciata a Marunouchi Musik Magazine, questa spontaneità è voluta ed è legata alla volontà di richiamare la produzione dell’arte Naïf, in cui gli artisti magari mancavano di una formazione puramente accademica ma riuscivano a creare opere apparentemente semplici eppure dotate di una grande carica emotiva.

L’essenza dei Thy Catafalque è il prodotto della mente creativa di Tamás Kátai, però sfogliando il libretto di Naiv scopriamo che i musicisti coinvolti nella realizzazione del disco sono una decina: da Martina Veronika Horvath, che ha prestato la sua voce eterea a diversi brani, a Gábór Drótos, responsabile degli strumenti ad arco. Un organico così fitto si traduce in una varietà che a livello sonoro risulta accattivante e spontanea, regalando un’opera che arriva in maniera immediata e tiene incollati alle cuffie, o alle casse, dalla prima all’ultima nota.

Nonostante l’album si apra con una traccia che non sfigurerebbe in un disco degli Arcturus (“A Bolyongás Ideje”, che potremmo tradurre come L’era della peregrinazione), dall’eterea “Embersólyom” (Falco umano) in poi veniamo trasportati verso lidi molto meno concreti: non a caso questo brano esorta a farsi crescere un paio d’ali e spiccare il volo, come farebbe un falco. Un altro dei momenti che comunicano una forte sensazione di distacco dalla dimensione terrena si trova all’interno di “Kék Madár” (Uccello blu), grazie alla presenza del flauto, che poi lascia spazio a un inserto synthwave che ci fa fluttuare nell’etere. Come accennato, non mancano inoltre brani dai quali traspare la vicinanza anche alla musica popolare, come nel caso di “Számtalan Színek” (Innumerevoli colori) e “Napút” (La via del sole); quest’ultima rimanda alla costruzione di un mondo nuovo guardando nella direzione del Sole, mentre dal punto di vista musicale si rivela molto completa perché incorpora melodie folk e un andamento piuttosto serrato, con il doppio pedale che in certi punti cede la scena a un ritmo quasi jazz.

L’elenco delle particolarità e dei motivi per cui consiglio vivamente di ascoltare Naiv potrebbe diventare un tale papiro che al confronto la Divina Commedia parrebbe una poesia ermetica. Per questa ragione l’album targato Thy Catafalque andrebbe decisamente ascoltato e consumato finché la corteccia cerebrale non prenderà le sembianze di un decoro floreale magiaro.

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