TINE – The Forest Dreams Of Black

 
Gruppo: Tine
Titolo: The Forest Dreams Of Black
Anno: 2015
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Enter The Black Forest
  2. Horrors At Antioch
  3. Lord Is Self
  4. The Darkest Premonition (Of Things To Come…)
  5. Encounter With The Shadow People
  6. The Crusade Of Dracul
  7. Herein Lies The Crooked Elm
  8. The Key To Forbidden Knowledge
  9. The Watchful Eye
DURATA: 53:03
 

Dai verdi boschi della Pennsylvania occidentale spuntano per la prima volta i Tine, duo formato dal compositore e polistrumentista Count Murmur e dalla tastierista, nonché moglie dello stesso, Vanth. "The Forest Dreams Of Black" è il debutto autoprodotto della coppia ed è un lavoro che, stando alle parole dello stesso Murmur, deve avere avuto una gestazione particolarmente lunga e travagliata (la formazione ufficiale del progetto è datata 2011, ma l'album è uscito solo lo scorso autunno, quattro anni dopo).

Per descrivere il disco realizzato dal duo è interessante rifarsi alle spiegazioni fornite sulla pagina ufficiale: "Tine" significa «rebbio», che per i meno bucolici è il dente del forcone, e il nome è stato scelto perché Count Murmur vuole che la sua musica suoni dritta e pungente, ma anche fredda e affascinante come il ferro lavorato. Una volta tanto, la descrizione che un artista fa del proprio operato è corretta: i Tine sono freddi, asciutti e taglienti, mentre suoni e strutture sono scarni e cattivi. L'approccio sinfonico è un'aggiunta potenzialmente interessante, tuttavia scordatevi i paragoni facili con la scena norvegese di metà anni '90, niente tastierone da Dimmu Borgir o Limbonic Art, quanto più un tappeto di suoni ancillare e del tutto asservito a chitarre e blast beat sintetico. Proprio in questo frangente il gruppo mostra i propri limiti: i cinquanta minuti abbondanti di "The Forest Dreams Of Black" sono un po' troppo omogenei e alcune soluzioni interessanti, come l'utilizzo del cantato pulito ("The Crusade Of Dracul"), avrebbero potuto trovare più spazio e fornire all'operato dei Nostri un respiro più ampio. Allo stesso tempo, suonare freddi ed essenziali porta in superficie la batteria sintetica, impersonale e francamente bruttina, soprattutto nei due brani strumentali ("The Darkest Premonition" e "The Key To Forbidden Knowledge"), dove inevitabilmente finisce per essere ancora più in evidenza.

Per ciò che concerne l'immaginario dei Tine, siamo dalle parti dei primi Cradle Of Filth: vampiri, occultismo, esoterismo e quant'altro, con un piglio vagamente goth a condire il tutto. Count Murmur ci tiene a definire il progetto come «symphonic blackened death metal», ma di death metal onestamente non c'è altro che qualche leggero rimando nei riff più corposi. Insomma, i Tine non convincono ancora appieno, però come già tante altre volte mi è capitato di scrivere, si tratta di un debutto e le premesse sono buone, speriamo vengano sviluppate.

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