TITAAN – Kadingir

 
Gruppo: Titaan
Titolo: Kadingir
Anno: 2016
Provenienza: non disponibile
Etichetta: ATMF
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TRACKLIST

  1. Apsu
  2. Nis Ilim Zakaru
  3. Anur
  4. Titaan
  5. Itima
  6. Sabitu
  7. Sebet Babi
  8. Magururnuabzu
  9. Kingu
  10. Kadingir
  11. Utukagaba
  12. Azag
  13. Peta Babkama Luruba Anaku
  14. Erset La Tari
  15. Kuan
  16. Nibiru
DURATA: 68:54
 

Non ci sono informazioni reperibili sul progetto black-death metal venuto al mondo col nome di Titaan e prodotto dalla nostrana ATMF, tutto ciò che è dato sapere è riportato sul sito dell'etichetta friulana: un misterioso mastermind, riferimenti alla cultura e alla religione mesopotamica, il Kadingir, ovvero una porta verso il cielo, il paradiso o qualcosa di affine. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per un disco black metal occulto e invece il risultato di fronte a cui si trova è qualcosa di diverso e per certi versi inatteso.

I primi passi sono quelli che ci si può aspettare, una prima traccia a cavallo fra dark ambient e musica rituale ben fatta, seguita da una cavalcata black metal dalle sfumature death violentissima e velocissima, con chitarre laceranti e dissonanti. La drum machine non è delle migliori, ma viene compensata dall'ottimo cantato, sia nello scream che in growl. Tuttavia è da qui in poi che il disco riserva delle sorprese: prima su tutte, i brani metal si contano sulle dita di una mano, su sedici brani totali solo cinque sono canzoni vere e proprie, tutte simili per forma e contenuto, riff oscuri e viscerali, drum machine martellante (sebbene, come detto, monotona) e urla profonde che giungono da un'altra dimensione fra profondi riverberi; il resto è un'alternanza di interludi dark ambient, qualche apparente field recording, momenti acustici e atmosfere etniche. Alcuni sono assolutamente riusciti quanto inattesi: gli arpeggi di "Anur", l'atmosfera squisitamente mediorientale di "Kingu", le note malinconiche di "Utukagaba"; quando invece i Titaan si addentrano in territori dark ambient spesso non riescono a essere convincenti e incisivi, poichè viene meno il senso di ritualità e sacralità che l'album si propone di avere.

L'idea di fondo non è sbagliata sia chiaro, ma vista la lunghezza dell'album una maggiore concisione e una scelta dei passaggi dark ambient migliore avrebbero sicuramente giovato. Il rischio è quello di far dimenticare le pregevolezze di brani travolgenti come "Sebet Babi" o "Kadingir", che oltre ai riff portano in dote anche atmosfere occulte e rituali di assoluto livello. In conclusione, si tratta solo di perfezionare l'arte: una limata a certe lungaggini, che nell'economia di un disco rischiano di far calare l'attenzione dell'ascoltatore, e un perfezionamento generale nel sound (in particolare una sezione ritmica più incisiva, le chitarre sono meravigliosamente taglienti già ora) porterebbero sicuramente i Titaan (o Titaan?) a fare un notevole salto di qualità. Il punto di partenza è di assoluto valore.

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