TO-MERA – Exile

TO-MERA – Exile

 
Gruppo: To-Mera
Titolo: Exile
Anno: 2011
Provenienza:  Regno Unito
Etichetta: Illusionary Records
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TRACKLIST

  1. Inviting The Storm
  2. The Illusionist
  3. The Descent
  4. Deep Inside
  5. Broken
  6. End Game
  7. Surrender
  8. All I Am
DURATA: 01:05:00
 

I britannici To-Mera sono una di quelle band da tenere d'occhio con costanza. La formazione progressive metal che vede la bella e brava Julie Kiss (ex Without Face) dietro al microfono, in compagnia di membri di Haken (altra compagine prog di ottima fattura), Pythia ed ex dei De Profundis, ha confezionato sinora delle produzioni alquanto ben fatte. Se i primi due album "Transcendental" e "Delusions" facevano segnalare una crescita e una maturazione del suono costante, il terzo rilasciato nel 2012 e intitolato "Exile" è quello che potremmo definire il disco della definitiva consacrazione.

Già, la prova numero tre, l'esame della maturità è stato sostenuto e superato a pieni voti. Il quintetto è in ottimo stato di salute, ha dato alle stampe un album che dura più di un'ora e del quale non si subisce mai il peso. Si ha a che fare infatti con pezzi che si estendono per oltre dieci minuti e dei quali si desidera averne ancora una volta conclusi. Si tratta perciò di un sintomo che gli ingranaggi girano correttamente, con tecnica, emozioni e atmosfere che si suddividono lo spazio in parti eguali, tant'è che anche nei momenti inclini a fraseggi più complessi si percepisce come e quanto la strumentazione o il cantato si pongano al servizio l'uno dell'altro, caratteristica che distingue una realtà di valore da una che sa solo suonare e infilare scale e riff complicatissimi senza arrivare da nessuna parte. I To-Mera invece interpretano e vivono le note, questa sensazione giunge in maniera cristallina non solo all'orecchio.

Come inquadrare "Exile"? Bisogna sedersi e permettere al lavoro di scorrere nelle proprie vene per numerose sessioni di ascolto, incrocerete difatti una quantità innumerevole di variazioni e influenze, alcune riconoscibilissime come Porcupine Tree, Evergrey, Dream Theater e Meshuggah, altre che verranno fuori a istinto personale, a esempio nei frangenti in cui il pathos è più elevato anche i Symphony X di Romeo si potrebbero inserire.

Quello che conta però è che per quanto si possano ricondurre a nomi noti, non ne sono seguaci e la personalità compositiva è spiccata. Si resta così spiazzati in "The Illusionist" che vibra grazie a suoni metallici che concedono libertà d'ingresso a partiture funky e jazz; ammaliati dalla sensazione di quiete e tempesta presente in "Descent", delicata al pari di una carezza ma altrettanto sfuggente e impetuosa in maniera similare a un temporale estivo. Potreste invece soffrire di mal di mare interagendo con lo sbilenco e scostante incedere di "Broken", sempre pronta a mutare in in corsa; anche la preparazione alla fase solistica, con le percussioni e la chitarra acustica che da sobrie si elettrizzano sino a sfociare nel fluente assolo di Tom, è una goduria. Che dire di "Endgame"? Bel rompicapo, è la traccia più complessa e dura da assimilare: non dico che uno debba soffermarcisi sopra fino ad addormentarsi sfinito, tuttavia è una botta stravagante e mi viene da chiedermi di cosa si sia fatto il tastierista Richard Henshall, dato che il suo operato all'interno del brano è — come definirlo — sclerotico? Intendiamoci, ci sta alla grande, ma la linearità nella sua esecuzione in certi attimi pare sia stata letteralmente bandita dalla scena.

Sei episodi sono volati via. Tranne un po' di mestiere e un po' di voglia di strafare, il primo in "Inviting The Storm", la seconda in "Deep Inside", i To-Mera mi stanno smantellando il cervello in un modo che gradisco particolarmente. Inoltre le incursioni in blast beat e il growl accidentale hanno avuto la loro importanza in quanto sinora esposto, mentre forse la voce di Julie avrebbe meritato più supporto da quella arrabbiata e nervosa. Ciò nonostante, non c'è molto di cui potersi lamentare.

Proseguiamo con "Surrender". L'apertura della canzone è sognante, la chitarra acustica è leggiadra e morbida. Cosa ci attenderà? Agli Inglesi le montagne russe sonore piacciono e questo è un dato di fatto confermato pure in questa occasione. L'atmosfera da "Through The Looking Glass" dei Symphony X viene però interrotta da una sezione latineggiante totalmente inattesa e poi… pensavate bastasse così poco per fermare le operazioni in corso? Spingono, spingono e spingono ancora, lasciando all'organo (verosimilmente impersonato dai sintetizzatori) e alla batteria impulsiva e discontinua i due minuti conclusivi che ci conducono ad "All I Am", canzone che rilassa e accompagna con finezza e grazia sino allo spegnersi di "Exile". Probabilmente il minutaggio in questo specifico caso è eccessivo, dodici minuti sono forse troppi, ma si rimane comunque su livelli ben superiori alla media e soddisfatti dall'ennesima prova di qualità.

Si può pretendere di più da loro? Forse, le doti in possesso dei To-Mera sono notevoli e sarebbe ingiusto non dire che il capolavoro è stato sfiorato. Sarebbe altrettanto ingiusto negare che "Exile" rende sempre di più sulla lunga distanza, riteniamolo perciò la prova generale a quel disco che avrà la «c» maiuscola stampata sopra, o almeno auguriamoci di poter assistere a tale evento.

I detrattori potranno cercare il cosiddetto pelo nell'uovo, indicando la voce di Julie, un po' Anneke, un po' Amy Lee, come uno degli ostacoli per l'ascolto, affermazione che ritenere stupida sarebbe un complimento. L'unica cosa richiesta per apprezzare la musica dei To-Mera è di scrollarsi di dosso i pregiudizi e le perplessità, affidandosi al buon senso e soprattutto a un attento e accurato approfondimento di ciò che sono in grado di offrire. Per il resto le chiacchiere stanno a zero, oppure potrete ripiegare la vostra attenzione sull'ennesimo scarto dei Dream Theater: contenti voi, beh, contenti voi, Paolo Bitta docet.

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