TODESSTOß – Hirngemeer

 
Gruppo: Todesstoß
Titolo: Hirngemeer
Anno: 2015
Provenienza: Germania
Etichetta: I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Verwehung
  2. Narbenkäfig
  3. Strom Der Augenblicke
DURATA: 01:14:55
 

I Todesstoß sono un progetto nato una quindicina d'anni fa dalla mente dell'artista teutonico Martin Lang, il quale — dopo aver impegnato i primi anni di vita della sua creazione con una lunga serie di uscite minori — nell'ultima decade ha sfornato ben sette album. L'oggetto dell'analisi odierna è l'ultimo di questi lavori, intitolato "Hirngemeer" e patrocinato dalla nostrana I, Voidhanger Records; a scanso di equivoci voglio però avvertire fin da subito che per il sottoscritto la stesura di questo testo è stata estremamente complicata.

Le coordinate generiche di "Hirngemeer" sembrano ricalcare il sentiero tracciato dai Bethlehem di "Dark Metal", tuttavia il prezioso lascito artistico della band di Bartsch viene stravolto da una visione oggettivamente complessa da comprendere, e qui iniziano le difficoltà di analisi a cui accennavo poc'anzi. Nei settantacinque (!) minuti di durata dell'album trovano posto Black Metal impregnato di effettistica priva di apparenti fili logici, inverosimili interventi di armonica, una voce rappresentante una galleria di timbri a volte piuttosto improbabili, arpeggi dagli umori più disparati, lunghi momenti di una strana riflessività lisergica arduamente contestualizzabile e altre follie varie combinate con una teatralità che appare spesso e volentieri del tutto casuale. Insomma, un quadro di perversioni artistiche — a cui fa da cornice una concettualizzazione grafica egualmente destabilizzante — che potrebbero possedere l'intenzione di suonare avanguardistiche, ma che nel concreto rischiano di risultare un caleidoscopio di nonsenso pericolosamente ai limiti con il parodistico.

Sezioni indiscutibilmente interessantissime vengono annegate in un oceano di diapositive sonore assolutamente assurde, schizzate e psicotiche ben oltre i confini dell'intelliggibilità, fino a essere così drammaticamente confusionarie da indurre l'ascoltatore a interrogarsi primariamente sulla natura di ciò che sta ascoltando: la riflessione successiva induce inevitabilmente il soggetto a chiedersi se stia cadendo vittima di una clamorosa presa per il culo, se si trovi al cospetto di un capolavoro ermeticamente incomprensibile o se semplicemente stia ascoltando un delirio senza capo né coda. Purtroppo a tale amletico interrogativo io non sono stato in grado di trovare risposta.

Ostico fino alla nausea ed evidente parto di una creatività problematica e del tutto imperscrutabile, "Hirngemeer" è in assoluto uno dei dischi più enigmatici che mi sia capitato di analizzare: non mi sento onestamente capace di discernere se sia una stronzata colossale oppure una delle forme di avanguardia e sperimentazione più estreme che io abbia mai incontrato. Di certo posso affermare che le mire artistiche dei Todesstoß sono pesantemente folli e debilitanti, e che questo album è digeribile quanto una frittata di peperoni e acciughe; forse se le idee qui racchiuse fossero state diluite in più pezzi — o magari addirittura in più dischi — si sarebbe potuto sperare in un più accettabile livello di fruibilità.

Detto ciò, tuttavia io innalzo bandiera bianca e lascio ai lettori l'ardua sentenza, nonché la libertà di decidere se sentirsi in possesso di tanta temerarietà da tentarne l'ascolto e la ancor più difficile metabolizzazione.

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