Tomorrow's Rain - Hollow

TOMORROW’S RAIN – Hollow

Gruppo:Tomorrow’s Rain
Titolo:Hollow
Anno:2020
Provenienza:Israele
Etichetta:AOP Records
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TRACKLIST

  1. Trees
  2. Fear
  3. A Year I Would Like To Forget
  4. In The Corner Of A Dead End Street
  5. Misery Rain
  6. Into The Mouth Of Madness
  7. Hollow
  8. The Weeping Song
  9. Fear [versione acustica, traccia bonus]
DURATA:56:13

In un paese come Israele, che conta poco più di 150 band metal attualmente in attività, delle quali appena 25 legate al mondo del doom (dati di Metal Archives), debuttare con un disco come Hollow direttamente su AOP Records non è cosa da poco. I Tomorrow’s Rain, nati nel 2002 come Moonskin ed evolutisi nella forma attuale quasi un decennio dopo, tagliano il traguardo del debutto, come si suol dire, a cazzo durissimo.

Hollow è un disco molto ambizioso, lo si poteva intuire già dall’inizio della sua fase di promozione — che ha visto AOP rendere giustizia al suo nome e riempire i social di propaganda sulla formazione di Tel Aviv — e lo possiamo confermare oggi, album alla mano. La creatura di Yishai Swearts, membro fondatore e voce dei Tomorrow’s Rain, riunisce al suo interno musicisti già con una certa esperienza, compresi il batterista dei connazionali Salem (ormai taciturni dal 2010) e il frontman dei Distorted, ma in prospettiva del debutto il Nostro ha chiamato in suo aiuto una caterva di ospiti. Non scherzo, si tratta davvero di un numero quasi ridicolo: tutti nomi di un certo spessore, sia chiaro, ma ciò non toglie che siano quasi il doppio degli stessi membri della band.

I riferimenti musicali del progetto israeliano sono abbastanza chiari: tutto ciò che è storicamente oscuro, doomico e mortifero rientra nei gusti dei Tomorrow’s Rain, nel cui nome è palesemente connaturata una certa visione pessimistica del mondo. Per questo non sorprende la presenza di personaggi del calibro di Aaron Stainthorpe e Greg Mackintosh (per chi vivesse fuori dal mondo, voce e chitarra rispettivamente di My Dying Bride e Paradise Lost) come anche Mikko Kotamäki (Swallow The Sun), Anders Jacobsson (Draconian) e Lisa Cuthbert (ex-Draconian e voce dal vivo dei The Sisters Of Mercy); ciò senza considerare l’ombra di Kobi Farhi degli Orphaned Land che arricchisce addirittura tre tracce (“In The Corner Of A Dead End Street”, “Into The Mouth Of Madness” e la conclusiva “The Weeping Song”, cover di Nick Cave And The Bad Seeds). Quelle che invece prendono alla sprovvista, da un certo punto di vista, sono le comparsate di Sakis Tolis (Rotting Christ), Fernando Ribeiro (Moonspell) e Spiros Antoniou (Septicflesh), il cui inatteso contributo al primo lavoro della band aggiunge un ulteriore strato di malessere a una prova già fortemente affossante.

Visto il gusto di Yishai e soci nello scegliersi gli ospiti, a questo punto, dire che l’ascolto suoni prevedibile è già di per sé una scelta di parole prevedibilissima. Hollow ci offre né più né meno di 56 minuti di death-doom velato da un alone goticheggiante e occasionalmente percorso da venature di matrice quasi black, un mix non sempre ispiratissimo ma tutt’altro che spiacevole. Brani come “Fear”, “A Year I Would Like To Forget” (mai titolo più azzeccato, vista l’annata) o “The Weeping Song” sono i punti più alti raggiunti dai Tomorrow’s Rain, sebbene l’assolo in chiusura di “Into The Mouth Of Madness”, appannaggio del ricciolutissimo Jeff Loomis (Arch Enemy ed ex-Nevermore), in un momento di pura ispirazione Borghese, ribalti completamente il mio parere sulla traccia. Il nocciolo della questione, però, resta sempre quello: la bellezza di Hollow mi pare dipenda più dalle incursioni dei suoi ospiti piuttosto che dalla volontà dei Tomorrow’s Rain.

Mentre scrivo di Hollow qui a Napoli viene giù anche il cielo, a momenti, un po’ come nella tetra copertina del disco, e ammetto che avere nello stereo un album del genere con questo tempo non è poi così male. Nell’attesa di risentire i Tomorrow’s Rain, possibilmente in una prova che ne lasci trasparire le vere potenzialità senza tanti fronzoli e aggiunte esterne, Hollow potrebbe finire altre volte a farmi compagnia nei mesi a venire. Anche perché finalmente l’estate è finita: ora sì che posso tornare a pensare «ah, che bello, anche domani piove».

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