TONER LOW – Toner Low II

TONER LOW – Toner Low II

Informazioni
Gruppo: Toner Low
Anno: 2008
Etichetta: Freebird Records
Autore: Mourning

Tracklist:
1. I
2. II
3. III
4. IV

DURATA: 01:00:18

Secondo albuTONER LOW - Toner Low II m per gli olandesi Toner Low che dopo l’omonimo decidono di proseguire con la scelta semplice e diretta dei titoli tanto da assegnare al platter il “significativo” “Toner Low II”.
Sembrava dovesse prendere una piega negativa il percorso che conduceva all’uscita del disco, poco prima d’esser rilasciato infatti, il cantante/bassista Deef abbandona la band, si trovano così con delle basi pronte ma senza liriche ne chi le dovrebbe eseguire.
I ragazzi non si scoraggiano e fra le loro conoscenze scorgono la degna sostituta: Miranda Vandervoot (ora membro stabile della line-up) diviene la bassista.
Lasciano che sia la musica a parlare per loro, attimi vocali si odono ma sono più orpello quasi involontario risucchiato (anche se finimente inserito) all’interno della mastodonticità del riffing, la scelta di non prendere o sostituire Deef dietro il microfono non reca alcun danno all’operato anzi l’opera quasi totalmente strumentale diviene più incisiva e concentrata.
Lo stoner/doom suonato da Daan (chitarra) e Jack (batteria) è difatti una buonissima colonna sonora, quattro lunghi brani intrisi di Electric Wizard e Acid King per quanto riguarda la forma più classica e cupa che sfocia nella psichedelia tendente al drone andandosi ad inserire di diritto in un filone alternativo all’interno del genere stesso.
Questo sottobosco si sta popolando sempre più sfornando formazioni valide come Sabazius o Snowblood (purtroppo adesso splitatti) di sicuro non mancheranno le sorprese vista la rapidità con la quale sta dilagando.
Si va decisamente oltre i canoni del classico richiamo settantiano, la dose d’acido da trip è in quantità da overdose e la lunghezza delle tracce tutte al di sopra dei dieci minuti danno loro la possibilità d’esprimersi divenendo ridondanti e spaziali più che mai.
L’effetto campo aperto che le chitarre e il drumming preciso e pachidermico vanno a ricreare danno quella sensazione di infinito in cui è facile lasciarsi andare e perdersi senza un perchè, le note cullano mistiche una dopo l’altra sino al raggiungimento della metà o fine viaggio fate voi.
La produzione è calza come un guanto, l’insieme come le singole presenze strumentali vengono esaltate, potenziale aggiuntivo da non sottovalutare in un album solido che non avrà nessun problema nell’esser assimilato e gustato a dovere da chi da tempo si fa avvolgere da tali sonorità.
Un’ora di sano godimento dedicato ai fedeli ascoltatori della non- commercial music, Buy Or Die! non esistono esitazioni!

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