TONGUES – Hreilia

 
Gruppo: Tongues
Titolo: Hreilia
Anno: 2017
Provenienza: Danimarca
Etichetta: I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Perennial Waves
  2. Theophagous Wounds Of Earth
  3. Interlude
  4. …And The Ever Watchful Clouds
  5. Grove Of Mithridate
  6. Acumen Numinous
  7. Hreilia
DURATA: 41:48
 

Sognare dispersi fra le ere, venire inghiottiti, calpestati e dilaniati dal cosmo, immergersi nell'umano, sprofondando verso un fondo del quale non si intravede la fine: sono queste le sensazioni scaturite dall'ascolto di "Hreilia", il primo album del trio danese dei Tongues.

È cosa nota che la nostra cara I, Voidhanger ci abbia abituato a incontri tutt'altro che semplici da portare a termine e pare abbia quasi fatto un altro clamoroso centro con questi ragazzi. Il lavoro dei Nordeuropei è infatti un piccolo gioiello nero di black-death metal dall'affascinante componente doom, all'interno del quale è possibile scontrarsi con influenze varie quanto riconoscibili. Vi sono tracce tangibili idealmente ricollegabili alle produzioni sfornate da scene estreme come quella francese, svedese, canadese e greca.

"Hreilia" è una commistione di malessere e oscurità, di abissale ricerca e malevolenza, il tutto incluso in una forma onirica che si evolve e involve progressivamente, raggiungendo lo stato di tormentato incubo, per poi fare un passo indietro e affossarsi nelle acque placide della dimenticanza, dando nuovamente linfa vitale alla fase allucinatoria meno greve. Il ciclo è destinato a ripetersi a oltranza, tendendo ad assumere conformazioni più o meno dilatate, più o meno psichedeliche. L'apertura "Perennial Waves" e la quinta "Grove Of Mithridate" potrebbero identificare la summa dell'operato artistico della band, sia per ciò che concerne l'esplorazione atmosferica sia per la visione violenta affibbiata alla musica.

Sul fronte della produzione, i Danesi godono di scelte che accrescono il tasso di sinistro disagio e a tratti alienazione che permea il lavoro. Lo splendido design dell'opera realizzato da Francesco Gemelli e la stupenda la copertina opera di Antonius Lovmand Marcussen (voce, sintetizzatore, saranji e chitarre aggiuntive) invece allietano la vista dell'ascoltatore.

I Tongues hanno sicuramente inquadrato l'obbiettivo, sfiorando il colpaccio. Pur avendo la sensazione che in un paio di passaggi, sia ritmici che ambientali, la proposta manchi un po' di fluidità, non posso che entusiasmarmi e sentirmi piacevolmente funestato da "Hreilia". Questi ragazzi sono decisamente da tenere d'occhio: una sorpresa davvero bella!

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