TORT – Tort

TORT – Tort

Informazioni
Gruppo: Tort
Titolo: Tort
Anno: 2012
Provenienza: Barcellona, Catalogna, Spagna
Etichetta. Total Rust
Contatti: myspace.com/tortofficial
Autore: Bosj

Tracklist
1. Vallaha
2. Cannibals Of Ma’Arrat
3. Gnosis Of The Dead
4. Fire Rose Vampira
5. Earl Estruch

DURATA: 41:18

Dall’interessante realtà Total Rust, label con sede a Gerusalemme e radicati interessi nella scena doom, “post-” e sludge metal, arrivano in redazione i Tort, giovane four-piece catalano con alle spalle una breve eppure travagliata storia. Questo omonimo debutto arriva infatti dopo tre anni di vita del combo (pur essendo stato registrato e mixato addirittura a fine 2010) e svariati cambi di lineup, la quale ha visto avvicendarsi al proprio interno diversi esponenti della scena doomy iberica, fino ad arrivare all’attuale equilibrio che ha permesso la release in oggetto.
Venendo alla musica, il vissuto della band attinge palesemente a quanto portato alla luce dai vari Electric Wizard, High On Fire e via discorrendo, ma non solo. L’approccio degli Spagnoli è infatti molto “old school”, trasandato e thrashy. Ecco quindi che, dopo una breve introduzione nella propria lingua, spuntano riff grezzi, accelerazioni repentine e una voce molto più roca e strozzata rispetto alla “solita” prova post-metallica. Forse è per questo che ho visto erroneamente indicare il combo come black/thrash metal su qualche pagina internet; sappiate che non troverete alcunché dei Bathory o dei Celtic Frost all’interno di “Tort”, bensì la patina opaca e lercia che ricopre i cinque brani, la violenza e la lordura che permeano sia musica che testi portano più a pensare a formazioni quali gli Acid Witch con un piede sull’acceleratore, i più classici Cianide o in generale un death/doom molto sporco (“Fire Rose Vampira”). La prima ondata di black ottantiano è insomma molto lontana, provare per credere.
Nonostante la variegata durata dei brani e la presenza di un paio di episodi molto lunghi (si passa dai tre ai tredici minuti) il platter non è particolarmente pesante da digerire, grazie ad una durata non eccessiva che permette di portare a termine l’ascolto da cima a fondo senza dover prendere un giorno di ferie come accade con molti dischi sludge.
L’album si fa poi portatore di una certa omogeneità, con alcune già accennate accelerazioni, gli immancabili rallentamenti di genere, qualche momento più psichedelico (“Earl Estruch”, che di psichedelico ha anche il testo, la cui chiave di lettura mi è sconosciuta e assolutamente incomprensibile), ma niente che divaghi eccessivamente dal tema principale. Alla compattezza del suono fa invece da contraltare una certa varietà tematica: si passa dal cantare le gesta di Conan il cimmero (“Vallaha”) alla storia di una strega del diciannovesimo secolo (la già citata “Fire Rose Vampira”) a nozioni storiche che vi lascio il piacere di scoprire se non ne siete a conoscenza (“Cannibals Of Ma’Arrat”). Comunque li si guardi, pur sempre argomenti accomunati da un rosso filo di violenza, ripreso anche nell’artwork, dove quello che sembra un toro demoniaco si sviluppa fino a trasformarsi in una nera sagoma cimiteriale.
Hanno poco di felice, i Tort, ma nella sporcizia sonora si muovono più che bene. Buona la prima.

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