Totalitarian - Bloodlands

TOTALITARIAN – Bloodlands

Gruppo: Totalitarian
Titolo: Bloodlands
Anno: 2019
Provenienza: Italia
Etichetta: Barren Void Records
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TRACKLIST

  1. 1933
  2. On The Wings Of The Great Terror
  3. Defeated, Destroyed & Divided
  4. Liberators
  5. Of Bullets And Gas
  6. Deathcult Eternal
DURATA: 25:59

Due anni dopo quel proiettile in piena fronte che era De Arte Tragoediae Divinae sono tornati i Totalitarian, formazione romana di cui continua a non sapersi assolutamente nulla, con un nuovo EP da quasi mezz’ora. Il pochissimo materiale a disposizione dice che, come De Arte Tragoediae Divinae, anche Bloodlands è uscito per Barren Void Records, che a questo punto inizia ad assumere i connotati dell’etichetta privata, visto che le uniche due pubblicazioni sono, appunto, i due lavori dei Totalitarian; a noi invece Bloodlands è arrivato in un pacco della ceca Lavadome Productions, e il mistero s’infittisce sempre di più.

Ad essere chiara come il sole invece è la proposta dei romani, che non si sposta da quanto espresso nell’ottimo debutto qualche anno addietro, un misto tra death e black metal zozzo e assassino, dove l’immaginario bellico dei Bolt Thrower di For Victory si scontra frontalmente con il Canada più putrefatto da qualche parte tra i Mitochondrion e i Blasphemy. Sei schegge di metallo che sono forse meno canzoni e più resti abbandonati dopo il passaggio di un Panzer Tiger e del suo cannone da 88mm, perché i Totalitarian incentrano ancora una volta il proprio lavoro sugli eventi legati al secondo conflitto mondiale.

Se De Arte Tragoediae Divinae parlava di Alois Hudal e della situazione a Roma, Bloodlands sembra invece legato agli avvenimenti sul fronte orientale, e in particolare pare ispirato al libro omonimo dello storico Timothy D. Snyder, che legge l’operato di Hitler e di Stalin come due volti della stessa, atroce medaglia. L’apertura di “1933” parla di un Paese allo stremo, indebolito, ma non è chiaro se il soggetto qui sia la Germania weimariana piegata dalla crisi economica o i territori a est; quello che è certo invece è che il 1933 è l’anno di ascesa e affermazione del Terzo Reich. L’EP continua tra descrizioni di patimento e sofferenza fino a che “Liberators” non fa esplicita menzione dell’Ostland, anche in questo caso in un tripudio di immagini di morte e distruzione.

Come il suo predecessore, Bloodlands è un ottimo lavoro, sporco e malvagio quanto necessario. Sarebbe bello poter avere qualche informazione in più sui Totalitarian, ma fino a che continueranno a rievocare il periodo più buio del XX secolo con questa furia e questa accuratezza non ci sarà di che lamentarsi.