TOXIC SHOCK – Twentylastcentury

 
Gruppo: Toxic Shock
Titolo: Twentylastcentury
Anno: 2017
Provenienza: Belgio
Etichetta: This Charming Man Records
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TRACKLIST

  1. Iceberg
  2. Serpent's Tongue
  3. Immobilized And Paralyzed
  4. 366ick Days
  5. 1986
  6. Evil Presence
  7. Great Great Gift
  8. Godless
  9. Heaknives
  10. 2016 Mentality
  11. The Rape Continues
DURATA: 37:31
 

I belgi Toxic Shock sono una realtà in piena crescita, una di quelle normali ma che sa il fatto suo e lo ha dimostrato sia con il buon primo disco "Daily Demons" (2013) sia nello split del 2015 condiviso con gli Iron Reagan, un'altra band dall'approccio thrash similare. A onor del vero, questi sono gli unici due lavori che conosco, tuttavia mi sono bastati per farmi un'idea di cosa mi attendesse una volta inserito nel lettore il loro secondo album, "Twentylastcentury", uscito lo scorso anno.

Sonorità anni Ottanta e pezzi muscolari, perfetti per essere goduti in sede live, ma stavolta si intravede un po' di elaborazione in più in qualche frangente meno diretto, mentre alcuni tratti heavy vanno ad arricchire la proposta. I Toxic Shock sono in grado di far seriamente male quando picchiano duro in "366ick Days" e "Godless", mostrandosi però altrettanto capaci di fare anche altro nell'imponente mid-tempo "Immobilized And Paralyzed". La scaletta poi diverte anche in "Iceberg", "1986", "Evil Presence", "Great Great Gift" e "Heaknives", a conferma di una prestazione abbastanza travolgente, alla quale forse si può imputare la pecca di un cantato in linea e sul pezzo ma un po' troppo quadrato.

"Twentylastcentury" è prodotto in maniera ottima, poiché dietro la consolle ha operato un signore che di nome fa Flemming Rasmussen (vi dice niente?), e contiene quasi quaranta minuti di adrenalina e scapocciate. Anche visivamente fa la sua parte: belle davvero sia la copertina realizzata da Sergey Tyukanov sia il libretto che aprendosi diventa un poster; l'unico neo a proposito sono i testi praticamente fusi fra di loro, una sorta di muro di parole consecutive.

Una volta piazzato il disco nello stereo, come suggerito dai ragazzi «Don' be selfish, play this record real fucking loud»: siccome io non sono di certo egoista, amo condividere la musica a tutto volume con il prossimo, il mio vicinato lo sa benissimo e purtroppo per esso non me ne dispiaccio affatto.

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