TREEDEON – Under The Manchineel

 
Gruppo: Treedeon
Titolo: Under The Manchineel
Anno: 2018
Provenienza: Germania
Etichetta: Exile On Mainstream Records
Contatti:

Facebook

 
TRACKLIST

  1. Cheetoh
  2. Death Of Ceres
  3. Breathing A Vein
  4. No Hell
  5. Manchineel
  6. Protoplanet
  7. Wasicu
DURATA: 45:44
 

I Treedeon sono tornati, pesanti come un macigno e neri come la pece nel nuovo album "Under The Manchineel". L'unica vera differenza col passato sembra risiedere dietro le pelli, infatti non troviamo più Christian "Boomer" Böhm bensì Andy Schuenemann, a supportare la bassista-cantante Yvonne Ducksworth e il chitarrista-cantante Arne Heesch. Per il resto la band prosegue a tutti gli effetti il discorso aperto con il caustico "Lowest Level Reincarnation".

Iniziamo parlando di cosa sia il Manchineel citato nel titolo: la mancinella (Hippomane mancinella L.) è una pianta originaria per lo più del Sud America, le cui forti radici permettono al terreno di compattarsi evitando l'erosione, ma il cui frutto risulta pericoloso, simile a una mela per grandezza ma altamente velenoso, come del resto sono tossiche altre parti che la compongono. Questa natura duale rende la mancinella in grado di essere utile e al contempo danneggiare ciò che la circonda, un po' come l'uomo, capace di costruire, evolversi e trasformare il mondo, tuttavia contemporaneamente in grado di distruggerne le fondamenta, di demolire la propria storia quanto ciò che gli sta attorno.

Appare evidente che il trio si pone con toni critici contro una realtà sociale odierna che non va, vomitandole contro rabbia e astio a muso duro. I Treedeon sviluppano nuovamente un incrocio di sonorità sludge-doom che si alimentano di frangenti noise, facendo filtrare nell'impasto melodie insalubri e morbose, addolcendosi in maniera distruttiva nei momenti in cui l'animo punk — presente specialmente nell'interpretazione vocale di Yvonne — fa la propria comparsa. Un esempio lampante di ciò avviene in "Breathing A Vein", nella quale l'ugola della bassista ben si combina a quella più brutale nei toni del collega Arne.

Non ci sono vere e proprie novità in questo secondo atto discografico dei Tedeschi, tuttavia è possibile affermare che la formula compositiva melmosa e acida sapientemente realizzata è divenuta totalmente stabile, fortificata da una produzione allineata che ne aumenta l'aura grezza e istintiva, rendendo l'impatto con i trequarti d'ora di ascolto ruvido e devastante. Canzoni quali "Death Of Ceres", "No Hell", "Manchineel" e "Wasicu" incarnano alla perfezione la voluttuosa e instancabile voglia di sprofondare dei Treedeon, ricercata con cupa e attenta passione.

Se con "Lowest Level Reincarnation" siete stati trascinati e sballottati senza alcun ritegno, ricavandone piacere, la turbolenta discesa scandita dall'altrettanto iracondo — e talvolta nevrotico — "Under The Manchineel" dovrebbe risultare di vostro gradimento, dando così al trio un'ulteriore opportunità di fare breccia nelle vostre giornate. I Treedeon sono rocciosi e minacciosi, capaci di conquistarti con un fascino inquietante che lentamente crea assuefazione, pertanto anche in questa circostanza vi invito all'acquisto della loro musica, l'inevitabile caduta in un vuoto senza fine.

Facebook Comments