TREEHORN – Hearth

TREEHORN – Hearth

Informazioni
Gruppo: Treehorn
Titolo: Hearth
Anno: 2011
Provenienza: Hearth
Etichetta: Swarm Records / Riff Records / Escape From Today
Contatti: myspace.com/treehornrock
Autore: Mourning

Tracklist
1. Stockholm
2. Taurus, Not Bull
3. Wakin’ Life
4. Senescence
5. Aluminium
6. Freeway To The Sun
7. Apostolic
8. Black Mirror

DURATA: 40:43

Alle volte si chiede esasperatamente alla musica di divenire personale e di provare sempre e comunque a fare il passo più lungo della gamba, altre ci si accontenta di un disco prendendolo per ciò che è.
In questi giorni le mie orecchie hanno piacevolmente impattato con “Hearth” disco dei piemontesi Treehorn, uno di quei lavori che ti fanno dire: “va beh, oh, non sarà nulla di nuovo ma suona proprio alla grande”.
La miscela di grunge, stoner, blues, varianti post/hc ed echi sludge e tooliani messa in piedi dal trio cuneese è robusta, terrena, desertica, alcolica e melancolico, attinge da un background musicale ormai noto da circa un ventennio ma senza esserne totalmente schiava, riescono infatti a offrire un paio di prove maschie nelle quali vengono palesati tratti caratteriali propri sui quali sarà bene impostare il futuro per acquisire un sound a loro ricollegabile.
Il copione sembra di quelli già editi e pronti per essere unicamente interpretati, “Stockholm” e “Taurus, Not Bull” provengono direttamente dalla piovosa Seattle sponda Soundgarden la prima, Alice In Chains la seconda con infiltrazioni Kyuss e Metallica, quest’ultimi esclusivamente nella sezione voce con la figura di James tirata in causa in più circostanze.
Sono efficaci i pezzi che “pressano” l’ascoltatore come lo strumentale “Aluminium” e “Freeway To The Sun”, un po’ di psichedelia, affondi sludge, richiami in stile Black Sabbath e una massiccia dose di rabbia affluiscono al loro interno regalando una discreta girandola d’emozioni smantellata e sostituita in maniera repentina da altre data la piega hardcore assunta da “Apostolic”.
Formalmente è complicato trovare un difetto a “Hearth”, i tre pezzi su cui non mi sono soffermato: “Walkin’ Life”, “Senescence” e “Black Mirror” non hanno nulla meno di quelli presentati.
L’album è compatto, ben prodotto e vorrei anche vedere, è stato registrato nei Blue Record, gli studi di Massimiliano “Mano” Moccia (Uzeda, Dead Elephant, Three Second Kiss) con la scelta di lavorare esclusivamente in analogico per poi affidare il master ai Chicago Mastering Studio di Bob Weston (Shellac), non è che questi signori siano proprio gli ultimi arrivati, di cosa lamentarsi allora? Il punto debole e la forza al tempo stesso del platter è la sua alta “derivazione” dai grossi nomi, ovviamente è una tendenza che potrà essere livellata col tempo e l’esperienza, non lede comunque in termini di fruibilità che gioca nettamente a favore di “Hearth”, le tracce sono semplicemente “belle” e vanno ascoltate.
Consigliato agli appassionati del genere.

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