Trialogos - Stroh Zu Gold

TRIALOGOS – Stroh Zu Gold

Gruppo:Trialogos
Titolo:Stroh Zu Gold
Anno:2021
Provenienza:Germania
Etichetta:Exile On Mainstream Records
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TRACKLIST

  1. Lavu Santu
  2. Stroh Zu Gold
  3. Il Terzo Sogno
  4. Rip Current
  5. Hikikomori
  6. Batdance
  7. Mali/Berlin
  8. Wellenreiter
DURATA:39:47

Trialogos trova la sua origine in questi ultimi anni segnati dalla pandemia globale, la quale ha permesso, suo malgrado, l’incontro di Coony Ochs, Kiki Bohemia e Sicker Man e la nascita di questo sodalizio artistico. Come già il nome del progetto lascia intuire, le sonorità presenti sul debutto intitolato Stroh Zu Gold sono molteplici ed eterogenee, un mosaico oscuro e perturbante scaturito dall’incontro di ritmiche accattivanti e martellanti (residuo sempre attuale del krautrock anni ‘70 e della darkwave anni ’80) con echi profondi e avvolgenti, marchio di fabbrica del drone post 2000.

La traccia di apertura “Lavu Santu”, che porta il nome di una spiaggia della Corsica, indirizza sin da subito l’ascoltatore su sonorità eteree e indecifrabili, distese su una base ritmica che strizza l’occhio al doom e al post-rock. Un basso che si muove tra due o tre note, contornato da ventate di synth e da delicatissime tastiere, mostra sin da subito la pulsante vena cinematografica dello stile musicale dei Trialogos, la quale si mostra con forza lungo tutto il disco.

Con la title track i ritmi iniziano a farsi concitati e magnetici ed emerge, questa volta prepotentemente, l’attitudine retrò del gruppo che rimanda alla darkwave anni ‘80 e che strizza l’occhio alle sperimentazioni elettroniche dei due decenni successivi, al trip hop in primis; ancora una volta, la traccia si struttura su pochi e semplici ritmi e su melodie schiettamente orecchiabili, trasmettendo un groove che rimane umile, seppur irresistibile. In seguito all’intermezzo acustico “Il Terzo Sogno” (forse un riferimento al terzo sogno avuto da Dante durante il suo viaggio in Paradiso), arrivano come macigni scagliati dalle profondità del cosmo le distorsioni drone e le plettrate sature di fatalismo di “Rip Current”, dotata di una vera e propria artiglieria fatta di tastiere e sintetizzatori: si tratta del brano più oscuro e angosciante del disco, che riesce a frantumare l’equilibrio fatto di melodie e distorsioni che caratterizza la parte precedente della scaletta.

Dopo un altro intermezzo acustico (“Hikikomori”), arriva “Batdance”, che già dal nome tradisce il suo stile sospeso tra oscurità gotica e ritmiche incalzanti: probabilmente la canzone più bilanciata ed elaborata, nella quale tutti gli strumenti a disposizione dei Trialogos offrono il meglio di sé, dalle percussioni increspate da contro-tempi perfettamente inseriti alle voci soffuse e incomprensibili che si nascondono dietro un muro di moog, tastiere e synth: ancora una volta l’oscurità ammiccante trascina in una danza dalle macabre sembianze. Nella penultima “Mali/Berlin” c’è spazio invece per gli strumenti ad arco e momenti spiccatamente orchestrali, mentre l’atto finale “Wellenreiter” lascia annegare il disco in un mare di echi e lenti arpeggi di chitarra, privo di qualsivoglia increspatura causata dalle percussioni, ricordando fortemente gli Ulver di Perdition City e concludendosi con il fatale suono delle onde; un rimando tematico al primo brano che conferisce all’opera una continuità perfetta.

Stroh Zu Gold è un album nato grazie allo stop forzato che la pandemia ha imposto alle vite dei tre componenti e che ha messo a disposizione una cornice adatta a contenere le loro sonorità magnetiche e decadenti. Un progetto artistico che ha visto la luce durante tempi bui, ai quali sono sicuro riuscirà a sopravvivere facilmente.

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