TRISTE TERRE – Grand Œuvre

Gruppo:Triste Terre
Titolo:Grand Œuvre
Anno:2019
Provenienza:Francia
Etichetta:Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. Œuvre Au Noir
  2. Corps Glorieux
  3. Nobles Luminaires
  4. Grand Architecte
  5. Lueur Émérite
  6. Tribut Solennel
DURATA:65:17

LADLO ormai ci ha abituati a uscite di qualità, e Triste Terre non fa eccezione. Debuttante, ovviamente francese, trattasi del progetto del compositore, multistrumentista e cantante Naâl, accompagnato dal contrabbassista A. Varenne e dal batterista Lohengrin. Dopo tre EP pubblicati a spron battuto tra il 2016 e il 2017, Grand Œuvre arriva dopo una pausa di due anni in cui Naâl, a suo stesso dire, ha «scoperto e fatto proprio il linguaggio della musica classica», grazie anche agli studi conservatoristici. Un inizio promettente, che Naâl porta all’estremo, dichiarando espressamente di voler creare un disco «totalmente ermetico», tanto nei testi quanto nella composizione.

Per raggiungere questo obiettivo, il tema attorno a cui il francese sceglie di sviluppare la propria opera è l’alchimia, e il titolo in questo senso non lascia dubbi: il Grand Œuvre, la grande opera del titolo, è la riuscita di un processo alchemico che già una volta avevo avuto modo di incontrare su queste pagine (per cui vi rimando all’articolo per maggiori informazioni sul concept e sui quattro momenti della grande opera). Correva l’anno di disgrazia 2013 e si parlava dell’unico album d(e?)i Situs Magus, interessante progetto promosso da Avantgarde Music comparso e scomparso fulmineamente dalle scene, lasciando dietro di sé solo una pubblicazione, anch’essa chiamata Le Grand Oeuvre. Sicuramente è molto curioso che anche in quel caso si trattasse di una band che voleva mantenere l’anonimato (ancora più dei Triste Terre) e che fosse anch’essa non solo francese, ma della zona di Lione.

Speculazioni e complottismi a parte, l’album dei Triste Terre si divide idealmente in tre momenti: corruzione, trascendenza e sublimazione, intesi come iniziazione, apertura alla conoscenza e infine l’approdo a questa, che porta l’iniziato alla stessa levatura della divinità. Il tutto, ovviamente, si sviluppa attraverso un black metal variegato, di chiara scuola francese, che però non è solo Deathspell Omega, ma anche sfumature blackgaze alcestiane (il riff d’apertura del disco è Écailles De Lune dieci anni dopo) e momenti più minimali e lo-fi che visto il contesto non possono non ricordare Les Légions Noires. L’aspetto più gradevole di tutto questo spessore concettuale, per quanto inevitabilmente un po’ velleitario, è che fila. Semplicemente, funziona. Naâl è riuscito a dare grande organicità alla propria musica, e il debutto dei Triste Terre è un compendio di black metal d’oltralpe che racchiude molti spunti e moltissimi riferimenti.

Spero fortemente che Grand Œuvre sia solamente l’inizio per i Triste Terre, e chissà che un giorno non si scopra qualche collegamento tra loro e i concittadini dimenticati…

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