Sonorità laceranti e tanta personalità: "Szmula" dei Trup

TRUP – Szmula

Gruppo:Trup
Titolo:Szmula
Anno:2019
Provenienza:Polonia
Etichetta:Godz Ov War
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TRACKLIST

  1. 7
  2. 8
  3. 9
  4. 10
  5. 11
  6. 12
  7. 13
  8. 14
DURATA:26:31

C’è poco da fare: ogni volta che ci si addentra nei vicoli bui e putrescenti della musica estrema underground si finisce per ritrovarsi nei confini polacchi. Sarà per il salvifico proliferare di etichette indipendenti o forse per l’opera di qualche spirito maligno che guida i plettri e le bacchette dei musicisti polacchi, questo non riesco a definirlo.

Fatto sta che i Trup, supportati dalla Godz Ov War, sono scesi sul campo di battaglia con un arsenale e una ferocia inauditi nel loro debutto Szmula. Otto tracce che macinano sinapsi e timpani a suon di blast beat tombali e riff dal clangore metallico e ronzante. Il disco oscilla tra la ribollente profondità del death metal e il gelido abbraccio del black, resi entrambi ancora più devastanti dall’innesto di sezioni canore deliranti, care alle scuole industrial e noise più oltranziste. Tutte le componenti di questo costrutto sono tenute insieme e rese perfettamente funzionali dalle scelte messe in atto in fase di registrazione e di mixaggio, ancor più che dagli espedienti compositivi (pure loro azzeccatissimi, sia chiaro).

Sin dal primo ascolto, mi è apparso palese e involontario un confronto tra l’impatto ruvido e graffiante di Szmula e le sonorità che ci si parano davanti sempre più di frequente in un numero crescente di dischi, siano essi death o black metal. Sarà una mia impressione, ma con il procedere degli anni molti sembrano optare per batterie o chitarre sempre più omologate e tendenti a cristallizzarsi nella definizione di classici. Ciò che manca, molte volte, è quel non indifferente fattore che può essere chiamato personalità e il terreno in cui si sente sempre più la sua mancanza è, per l’appunto, quello delle registrazioni e del mixaggio. I Trup, oltre che sul piano contenutistico, eccellono proprio in questo ambito.

Sia nelle tracce più tirate e intransigenti (“12”) che nelle  più disperate e alienanti (“10”) ho sentito una batteria sporca e incredibilmente vera che, in alcuni momenti, sembra incepparsi come una mitragliatrice surriscaldata; un riffing tinto di un’oscurità quasi innaturale, ma allo stesso tempo concreto, impreciso, reale. Non che voglia insinuare che solamente in questo fattore di personalità giaccia la formula di un disco funzionale e godibile, sia chiaro. Fatto sta che anche negli oscuri scantinati della musica underground la qualità e la personalità in studio rimangono fattori fondamentali, troppe volte trascurati. I Trup lo hanno capito e, grazie a tali accortezze, hanno sfornato un gioiello di putrescenza e malattia esistenziale, che splende ancora più intensamente grazie a sonorità imperfette, sporche e quanto mai azzeccate.

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