Tulpa - Unhealed

TULPA – Unhealed

Gruppo:Tulpa
Titolo:Unhealed
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:Talheim Records
Contatti:Facebook  Youtube  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Meet Us Where The Daylight Dies
  2. Unhealed
  3. Fear Of Fades
  4. The Melatonist
  5. We Drown
  6. Vultures Wait For Me To Die
  7. Tulpa
  8. Inner Kyosaku
  9. Clinomaniac
  10. S.O.U.R.
  11. Except One…
DURATA:42:19

Italiani e provenienti per la precisione da Parma, i Tulpa sono un quartetto di relativamente recente formazione e con alle spalle un EP, che nel 2019 ha sfornato il proprio debutto sulla lunga distanza, intitolato Unhealed. A dispetto del moniker nuovo di pacca, la band è formata da musicisti non proprio di primo pelo e già attivi in gruppi ben conosciuti come Forgotten Tomb, Caronte, Whiskey Ritual e Nocturnal Depression; motivo per cui sarebbe senza dubbio lecito attendersi prestazioni di buon livello e una certa perizia compositiva. E le aspettative non sono state disattese, dal momento che il percorso delineato da questa prima prova è di certo interessante, seppur non completamente privo di asperità da limare.

Il genere suonato è ufficialmente etichettato come blackened crust e, nonostante tale categorizzazione non si allontani troppo dalla realtà, può dare adito a fraintendimenti. Se di black metal in senso stretto se ne rintracciano poche e rarefatte intrusioni, le radici crust e d-beat sono assolutamente evidenti, mescolate a una ricerca melodica e a rallentamenti dagli umori doom, determinanti un sentore di fondo ombroso e vagamente malinconico. In linea generale i Tulpa potrebbero essere accostati ai vari Fall Of Efrafa, Iskra, Wolfbrigade e a tutta quella masnada di gente incazzatissima, tuttavia con uno stile imbastardito da propensioni verso territori più metallici e contemporaneamente più atmosferici.

Nel complesso Unhealed è un lavoro di qualità, ma in alcuni frangenti l’impressione è che le composizioni si dilunghino un po’ più del necessario, allungando il brodo senza che ve ne sia una reale necessità. Non a caso, i pezzi più brevi, veloci e tirati (“Unhealed”, “Inner Kyosaku”, “S.O.U.R.”) sembrano essere quelli in cui il potenziale di rabbia compressa riesce a trovare una valvola di sfogo diretta, sfociando in badilate sui denti che, pur non rinunciando alla melodia, appaiono come i momenti nei quali l’istinto creativo e l’emozionalità hanno prevalso sulla volontà dei Tulpa di suonare in maniera diversa. Ciò comunque non significa che gli episodi contenenti una maggior ricerca atmosferica e melodica siano negativi, anzi: sebbene l’apparato nel suo insieme tenda a volte verso un leggero appiattimento e patisca un certo ricircolo di soluzioni, le composizioni di questo tipo funzionano, rivelandosi dei considerevoli calci nel culo, rifilati da scarponi con la punta foderata di male di vivere.

Dal punto di vista tecnico, sale sugli scudi la voce, incazzata e distruttiva in piena tradizione crust, insieme al violento ed estroso lavoro ritmico, in particolare della batteria. Quest’ultima offre il meglio di sé sorreggendo riff poderosi, i quali avrebbero tuttavia senz’altro meritato di essere messi più in primo piano, specialmente nei momenti di furia grezza, mentre, al contrario, a volte sembra che l’attenzione in tal senso sia stata concentrata in più larga misura nei frangenti atmosferici. Insomma, la formula proposta dai Tulpa è interessante, però non ancora sviluppata in maniera completa, nonostante si avvertano miglioramenti sensibili in “We Drown”, “Vultures Wait For Me To Die” e in generale nella seconda metà del disco.

Nel successore di Unhealed potrà essere utile fare qualche aggiustamento, in modo tale da trovare una quadratura del cerchio ideale, grazie alla quale sia possibile bilanciare in maniera ottimale il lato più atmosferico con l’istintività rabbiosa, senza esaltare o sacrificare in modo preponderante nessuno dei due aspetti. A scanso di equivoci, i Tulpa con Unhealed hanno comunque realizzato una prima prova qualitativamente di buon livello, che mette in mostra le potenzialità senza dubbio notevoli di una band al debutto. Il margine di miglioramento è buono e, una volta uscita del tutto dalla placenta da cui non si è ancora completamente liberata, la proposta sarà sicuramente in grado di esplodere in tutta la sua furia, ogni cosa tritando e demolendo al proprio passaggio.

Facebook Comments