TURDUS MERULA – Herbarium

 
Gruppo: Turdus Merula
Titolo:  Herbarium
Anno: 2010
Provenienza:  Svezia
Etichetta: Le Crépuscule Du Soir Productions
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TRACKLIST

  1. Datura Stramonium
  2. Mandragora Officinarum
  3. Colchicum Autumnale
  4. Actaea Spicata
  5. Conium Maculatum
  6. Aconitum Napellus
DURATA: 01:03:05
 

Turdus Merula (il Merlo Comune) è il nome che Disa, già membro conosciuto di realtà quali Murmurs e Korpblood, ha dato al proprio progetto solista in attività dal 2007, anno che coincise con la pubblicazione del demo "The Paths Of Life". Nel 2010 supportato dall'etichetta Le Crépuscule Du Soir – una di quelle che si è fatta strada nell'underground grazie a produzioni in tiratura limitata e scelte di roster più che particolari, fra le quali come non ricordare quella dell'occult band drone francese Mhönos – ha rilasciato il debutto in formato full-lenght intitolato "Herbarium".

L'erbario, libro che raccoglieva dettagliatamente le informazioni sulle piante medicinali, è stato il riferimento che l'artista svedese ha seguito alla lettera tanto da consegnare a ogni singolo pezzo un titolo che fosse ricollegabile a una radice o pianta in esso contenuto vedasi "Datura Stramonium", che conosciamo semplicemente come Stramonio, "Mandragora Officinarum", la Mandragora più volte citata in testi per rituali magici, e "Conium Maculatum" la Cicuta, una di quelle che fa male anche solo al parlarne.

Musicalmente ci troviamo fra le mani un disco che è una miscela sapientemente mixata di raw-black e partiture ambient, il riffato si divide nell'alternare cicli continui e disturbanti, resi ancor più acidi dal più classico dei ronzìì, allo sparire rapido e indolore, lasciando spazio a movenze angoscianti e raccapriccianti in cui è il pianoforte accompagnato dal lato più sinistro della sezione emotiva ambientale a prendere in mano le redini della situazione. In tali frangenti il drumming – a cura di Draugr, batterista di cui non ho praticamente notizie e unico partecipante attivo e molto verosimilmente nel ruolo di ospite – incalzante, severo e a dirla tutta mai troppo dinamico viene praticamente azzerato.

Sulle basi Disa lascia fluire uno scream effettato e distorto in alcuni spezzoni come avviene nella fase pre-finale di "Mandragora Officinarum", traccia nella quale diviene cantilenante e tetro apportando una gradazione d'oscurità ancor più fitta e impenetrabile.

"Herbarium" è un disco che gode di una instabilità perenne, evita di fossilizzare il suo sentiero su un'unica modalità di approfondimento delle sensazioni, cerca, seppur non discostandosi dai territori sonori prima enunciati, una scorciatoia che centri in pieno l'ascoltatore annichilendolo. Non è nella violenza che risiede la sua arma migliore, ma nel portare la mente di chi l'ha inserito nel lettore in un mondo di cui non può più fare a meno. Probabilmente non è ancora perfetto, probabilmente quella sottile aura "romantico/decadente" che pervade delle piccole sezioni del lavoro farà storcere il naso a qualcuno, ciò non toglie che Turdus Merula abbia tirato fuori una prima prova degna d'esser acquistata, la consiglio quindi a chi preferisce l'atmosfera al mero quanto spesso poco fruttuoso operato delle trincee "war" black.

 

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