TYRANTS BLOOD – Into The Kingdom Of Graves

 
Gruppo: Tyrants Blood
Titolo:  Into The Kingdom Of Graves
Anno: 2013
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Spiral Sea
  2. Disowned And Defiled
  3. Revelation In Damnation
  4. Conjure The Watcher
  5. Destroyer
  6. Fragments Of A Dying World
  7. Drowning In And Ocean Of Fire
  8. Within Outer Scars
  9. Decree Of The Dead
  10. Into The Kingdom Of Graves
DURATA: 45:06
 

Dieci pezzi di pura intransigenza in questo terzo album dei canadesi Tyrants Blood, che vedono nella loro formazione la presenza del chitarrista, ed ex-Blasphemy, Marco Banco. Innanzitutto mi soffermo sulla copertina di Paolo Girardi: come sempre un ottimo lavoro del pittore nostrano che oramai è divenuto l'artista di punta scelto dalle band legate al War Metal. Se volete godervela in tutto il suo splendore, non vi resta che aprire il libretto e avrete un bel poster che le rende maggiormente onore.

Passando al lato musicale, vi confesso che — vista la presenza di Banco e la grafica di Girardi — mi aspettavo qualcosa di molto simile ai Blasphemy dal punto di vista di arrangiamenti, suono e struttura dei pezzi, invece, per una volta, mi sono trovato perfettamente d'accordo con la definizione che i Tyrants Blood danno del loro stile: Extreme Speed Metal. Di solito queste etichette che i gruppi utilizzano per se stessi sono, quando va bene, fuorvianti; il più delle volte delle prese in giro per sembrare originali a tutti i costi. Questi Canadesi, invece, originali lo sono davvero, parlando chiaramente del genere di riferimento. I richiami ai Blasphemy ci sono, ma l'aspetto tecnico dei musicisti e il mixaggio dei pezzi fanno percepire che la band ci sa fare e che non sta tentando di clonare il suono di altri. Ripeto: i richiami al sound tipicamente senza compromessi della scena canadese ci sono, tuttavia le contaminazioni col thrash statunitense e con un certo death ultratecnico rendono questo album un prodotto che mischia cattiveria inaudita a passaggi tutt'altro che banali, i quali risulteranno interessanti anche a chi non digerisce il War Metal. Basti pensare a pezzi come "Spiral Sea", in cui sfuriate di blast beats si miscelano a soli di basso e di chitarra, e la cacofonia più totale lascia improvvisamente spazio a virtuosisimi strumentali.

In definitiva un album con tutti i crismi, autoprodotto nel modo migliore possibile. Un bel lavoro sotto ogni punto di vista che merita di essere supportato con l'acquisto.

 

 

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