Tzompantli - Tlazcaltiliztli | Aristocrazia Webzine

TZOMPANTLI – Tlazcaltiliztli

Gruppo: Tzompantli
Titolo: Tlazcaltiliztli
Anno: 2022
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: 20 Buck Spin
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TRACKLIST

  1. Yaohuehuetl
  2. Tlatzintilli
  3. Tlazcaltiliztli
  4. Eltequi
  5. Ohtlatocopailcahualuztli
  6. Tlamanalli
  7. Yaotiacahuanetzli
DURATA: 32:53

Maya, Toltechi e Aztechi sono soltanto alcune delle numerose civiltà che abitarono il Messico precolombiano. Ad accomunarle la pratica del sacrificio umano rituale, parte integrante e fondamentale della loro religiosità, in quanto nutrimento per gli dei. È proprio a questo immaginario truculento che si rifanno gli Tzompantli, che con Tlazcaltiliztli debuttano sulla piena lunghezza niente meno che su 20 Buck Spin.

Nati nel 2019 come progetto solista di Brian “Bigg o)))” Ortiz, già in Xibalba e Mortuary Punishment, i Nostri prendono il nome dallo tzompantli, una intelaiatura di legno su cui venivano esposti i crani delle vittime sacrificali. Dopo l’uscita, sempre nello stesso anno, di un primo EP intitolato Tlamanalli (letteralmente l’atto di offrire qualcosa in dono, in questo caso agli dei), gli Tzompantli si trasformano in un duo con l’ingresso in formazione di G-Bone alle quattro corde. Reclutato Erol Ulug come turnista alla batteria, la band si chiude in sala di registrazione e il risultato è Tlazcaltiliztli, il cui titolo significa a grandi linee nutrire il Sole e il fuoco con il sangue.

Ciò che i californiani offrono in sacrificio al pantheon mesoamericano è una mezz’ora, suddivisa in sette episodi, di ottimo death-doom metal, massiccio e non privo di un tocco personale. Gli influssi dei due generi sembrano rincorrersi per tutta la durata dell’album, alternandosi non solo tra un pezzo e l’altro, ma anche all’interno degli stessi. Se nelle linee di chitarra di “Tlamanalli”, già presente nell’omonimo EP e ora riproposta in una nuova versione, si avverte chiaramente l’influsso del death vecchia scuola, in “Ohtlatocopailcahualuztli” compaiono a più riprese atmosfere che strizzano l’occhio agli Evoken e al funeral doom, in particolare nelle sue battute iniziali e finali, quasi a voler chiudere un cerchio. La circolarità è un elemento che ricorre spesso anche nella struttura dei riff, vedi la tritaossa “Tlatzintilli”: non so se si tratti di una cosa voluta o di una fortuita concidenza, ma il caso vuole che la cosmogonia e la mitologia di buona parte delle civiltà mesoamericane siano basate sulla successione di diversi cicli. Personalmente ho trovato molto interessante l’utilizzo di percussioni, fischietti, shaker e altri strumenti della tradizione precolombiana, particolarmente evidenti in “Eltequi”, traccia dal sapore tribale e ritualistico, incentrata su quello che era il momento più alto dell’intero sacrificio umano, ossia l’estrazione del cuore dal petto della vittima.

Tlazcaltiliztli è un disco coerente e soprattutto convincente, in cui gli echi di un passato granguignolesco riescono a sposarsi con le atmosfere cupe di un death-doom ben concepito e ben suonato. Gli Tzompantli dimostrano di essere un progetto valido, tanto sul piano concettuale quanto su quello musicale, che è ciò che conta davvero in questa sede, e sono abbastanza sicuro che sentiremo parlare nuovamente di loro in futuro.