UFOMAMMUT – Ecate

Gruppo:Ufomammut
Titolo:Ecate
Anno:2015
Provenienza:Italia
Etichetta:Neurot Recordings
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TRACKLIST

  1. Somnium
  2. Plouton
  3. Chaosecret
  4. Temple
  5. Revelation
  6. Daemons
DURATA:45:53

Al mondo ci sono band brave, band fenomenali e band che corrono un campionato a parte, che vanno oltre e riescono a raggiungere vette irraggiungibili per gli altri. È mia opinione che gli Ufomammut abbiano sempre fatto parte della categoria fenomenali, forti di una produzione sempre di altissimo livello, di grandi idee compositive e di una dimensione sonora con pochi eguali. Ma in ogni storia c’è un ma e il ma della trama che stiamo narrando trae il nome dalla divinità dei tre mondi (dei vivi, degli dei e dei morti) Ecate, la quale prende a braccetto l’ascoltatore e lo guida in questo itinerario sonoro a cavallo fra psichedelia e sludge granitico, fra atmosfere rituali e abissali paludi di distorsioni.

Il viaggio inizia con un elegante tappeto di elettronica psicotropa, tuttavia è una calma apparente; il basso si inserisce con violenza, sono i passi pachidermici del mammut che aprono la strada alla chitarra, anch’essa colossale, che traccia un riff enorme e vagamente dispari, un mid-tempo che si perde in un lento mulinello di distorsioni; esso trascina l’ascoltatore verso i lidi più allucinogeni di “Somnium”, pezzo in cui non viene mai meno il velo di campionature e sintetizzatori. Velo che non scompare nel seguente “Plouton”, brano da manuale, sludge ben orchestrato e impasto sonoro ad alta densità. “Ecate” — si nota fin dalle prime battute — è più complesso e al tempo stesso più diretto e più omogeneo rispetto ai predecessori, le diverse anime musicali della band si amalgamano alla perfezione le une alle altre; non ultima la voce, forse mai così pregnante e convincente.

“Chaosecret” meriterebbe una recensione a parte: forse la summa di tutto ciò che il trio piemontese ha raccontato durante la sua lunga carriera. La musica degli Ufomammut si tinge qui di colori ancestrali, un rito antico che vede la voce di Urlo emergere lontana fra gli echi e i riverberi; per la legge del contrappasso la chitarra di Poia deflagra nella seconda metà del brano e incide un finale memorabile, un enorme pattern binario che cancella cinquantamila anni di storia della musica. Servirebbero intere ere geologiche per riprendersi dalla travolgente bordata di distorsioni, ma la gigantesca creatura vuole essere sicura che non rimangano superstiti. “Temple” si apre con un riff di stordente bellezza, monumentale e si dipana successivamente con sapienza fra Pink Floyd ed Electric Wizard, seguita dall’utilissima “Revelation”, quattro minuti e mezzo di elettronica cosmica, necessari per poter sopravvivere all’ultimo assalto. “Daemons” nulla aggiunge a quanto già detto in precedenza, non di meno però risulta essere un meraviglioso connubio fra sonorità alienanti e riff elefantiaci accompagnati dalle strofe di Urlo, talvolta appena percettibili al di là degli enormi muri eretti dagli strumenti a corda. Così com’era cominciata, l’esperienza si conclude all’insegna di sintetizzatori ed elettronica spaziale.

A mio modesto avviso Ecate è l’opera del totale salto della band di Tortona nell’Olimpo della musica, che regala pieno significato al nome Ufomammut: cosmo e terra, psichedelia e grezzume. Disco dell’anno, forse del decennio, forse di più. Di certo era dal Pleistocene che la Terra non era testimone di qualcosa così mastodontico.

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