UFOMAMMUT – Hidden | Aristocrazia Webzine

UFOMAMMUT – Hidden

Gruppo: Ufomammut
Titolo: Hidden
Anno: 2024
Provenienza: Italia
Etichetta: Neurot Recordings / Supernatural Cat
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TRACKLIST

  1. Crookhead
  2. Kismet
  3. Spidher
  4. Mausoleum
  5. Leeched
  6. Soulost
DURATA: 44:30

Sembra passato un battito di ciglia da quando mi sono trovato a chiacchierare con Poia, Urlo e Vita nelle retrovie di un signor evento lungo il confine italo-sloveno. L’occasione era il ventennale degli Ufomammut, che quest’anno tagliano il traguardo del quarto di secolo di esistenza, cinque anni in più nei quali è successo di tutto: in primis l’abbandono da parte di Vita, la (fortunatamente breve) pausa e il ritorno, prima con Fenice nel 2022 e poi con l’EP Crookhead lo scorso ottobre.

Passato questo periodo di pausa e rinascita, il trio più roboante d’Italia e non solo torna con il decimo album Hidden. Chi avesse storto il naso per via dello stile più essenziale e primitivo di due anni fa, senza la consueta nube di fuzz e distorsioni dei piemontesi, non ha da temere. “Crookhead” — versione leggermente rivista rispetto alla precedente — mette subito in chiaro che il peso specifico degli Ufomammut non è cambiato di un grammo e che, anzi, il nuovo materiale ha fatto tesoro delle ultime vicissitudini dei tre.

C’è infatti una relativa abbondanza di momenti per modo di dire più leggeri, ma soprattutto traspare spesso e volentieri l’esperienza di Urlo con The Mon, che va a integrare il ben noto lato psichedelico dei Nostri: l’imponente “Mausoleum” e ancora di più la conclusiva “Soulost” si dimostrano tra i brani migliori del lotto e si lasciano andare all’ambient con un corposo uso di effetti e sintetizzatori. Per il resto troviamo gli Ufomammut di sempre: ritmi pachidermici ma non troppo, tanti riffoni e un basso da lacrime riportano alla seconda metà degli anni 2010, allineandosi in linea di massima a Ecate8.

Il solito, eccellente comparto grafico a cura del solito collettivo Malleus mette il fiocco a Hidden, regalando anche un evocativo lyric video/visualizer a ciascuno dei sei pezzi, per immergersi ancora di più nell’esperienza. Un disco a cui è obiettivamente difficile trovare punti deboli, questi tre signori non fanno quindi che confermare la loro posizione di primissimo piano nel genere: se fosse possibile, ancora più solida e inscalfibile che in passato. Altri venticinque di questi anni!