Ulcerate - Stare Into Death And Be Still

ULCERATE – Stare Into Death And Be Still

Gruppo:Ulcerate
Titolo:Stare Into Death And Be Still
Anno:2020
Provenienza:Nuova Zelanda
Etichetta:Debemur Morti Productions
Contatti:Sito web  Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. The Lifeless Advance
  2. Exhale The Ash
  3. Stare Into Death And Be Still
  4. There Is No Horizon
  5. Inversion
  6. Visceral Ends
  7. Drawn Into The Next Void
  8. Dissolved Orders
DURATA:58:23

Comincio subito con un’affermazione chiara: a mio parere, gli Ulcerate hanno partorito uno dei titoli più forti e categorici tra le uscite del 2020. Stare Into Death And Be Still, infatti, è un vero e proprio imperativo spiazzante, che annienta ogni forma di speranza e lascia di fronte al nulla, in una specie di versione decontestualizzata del pessimismo cosmico del caro Giacomo Leopardi.

Il terzetto neozelandese formato da Paul Kelland alla voce e al basso, Jamie Saint Merat alla batteria e Michael Hoggard alla chitarra è tornato a quattro anni di distanza da Shrines Of Paralysis, un disco che aveva iniziato a lasciar trasparire una vena melodica più distinta rispetto ai lavori precedenti. Stare Into Death And Be Still rappresenta un’evoluzione tutt’altro che forzata o inopportuna di questo processo: pur mantenendo la connotazione cupa e quasi atmosferica che in qualche modo ha sempre differenziato gli Ulcerate da altri gruppi legati all’ambito del death tecnico e dissonante, l’album tende decisamente verso un’esplorazione più attenta della melodia come potente mezzo per veicolare emozioni (o, come in questo caso, un senso di complessiva inerzia).

A dire la verità, trovo che buona parte del fascino esercitato da Stare Into Death And Be Still sia costituito dalle immagini che evoca: infatti, avviare la sua riproduzione equivale a spalancare un portale che conduce in un mondo desolato e privo di qualsiasi forma di vita, ad eccezione dei demoni che perseguitano ognuno di noi. Il disco ha una durata tutt’altro che contenuta, più di 58 minuti, articolati in otto tracce della durata media di circa sette minuti ciascuna; questa scelta sembra essere funzionale ad accompagnarci attraverso una dimensione vuota e costellata dal nulla, come se l’obiettivo degli Ulcerate non fosse quello di sciogliere il cervello dell’ascoltatore a furia di bastonate sonore, bensì di dissolverlo lentamente e gradualmente come cenere che si alza e fluttua nel vento.

Come è lecito aspettarsi da un lavoro targato Ulcerate, anche in questa sede i Nostri danno sfoggio della loro bravura tecnica e, in questo processo di smantellamento della speranza, tirano fuori più di un asso dalla manica: ciò è testimoniato dall’abilità di Jamie Saint Merat nel dispensare incalzanti grandinate ritmiche, ma anche dai riff che a volte diventano decisamente atmosferici, ad esempio nel caso dell’intro di “There Is No Horizon” e “Visceral Ends”. Ad accentuare ulteriormente la sensazione di trovarsi in un mondo cupo e caustico si aggiunge il growl cavernoso di Paul Kelland, che a volte sembra arrivare da una dimensione remota, proclamando dei veri e propri inni alla disperazione del tenore di «Succumb to total disavowal / The sudden emptiness descends / All that is known is mortality / And guilt beneath the skin» (“Drawn To The Next Void”).

Nel complesso, Stare Into Death And Be Still sembra una chimera sonora: pur mantenendo l’attitudine brutale che è ormai una parte fondamentale dell’identità degli Ulcerate, forse risulta troppo atmosferico per essere catalogato come un disco tech death.  In ogni caso, poco importa l’etichetta che questo album dovrebbe vedersi affibbiata: quello che conta è che la componente melodica e la pesantezza risultano unite in maniera armonica, mentre i neozelandesi ci ricordano che, quando non c’è altra soluzione, non resta che fissare la Morte e tacere.

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