ULTRA VIOLENCE – Privilege To Overcome

ULTRA VIOLENCE – Privilege To Overcome

Informazioni
Gruppo: Ultra Violence
Titolo: Privilege To Overcome
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Punishment 18
Contatti: facebook.com/ultraviolencemetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. Spell Of The Moon
2. L.F.D.Y.
3. Order Of The Black
4. Stigmatized Reality
5. Restless Parasite
6. Turn Into Dust
7. The Voodoo Cross
8. You’re Dead!
9. The Beast Behind Your Back
10. 10,000 Ways To Spread My Hate
11. Metal Milizia [cover Ira]
12. When Future & Past Collide
13. Ride Across The Storm

DURATA: 57:18

I piemontesi Ultra-Violence erano una promessa in attesa d’esser mantenuta, la band con l’ep “Wildcrush” aveva lanciato il sasso nello stagno agitando le acque, toccava quindi dare sostanza alla mossa compiuta, dimostrando di poter andare oltre il semplice smuoverle e a questo ci pensa il debutto “Privilege To Overcome”.

Il quartetto composto dalle due asce Loris Castiglia (anche cantante) e Andrea Vacchiotti, dal bassista Roberto “Robba” Dimasi e dal batterista Simone Verre prosegue sulla strada intrapresa con il mini: il sound è basato sulla passione riversata dagli artisti nostrani nei confronti del thrash della vecchia scuola proveniente sia dalla Bay Area che dalla scena teutonica, abbiamo quindi a che fare con una prestazione robusta, corposa, frequentemente arrembante nell’impostazione ritmica, che mette sul piatto delle belle badilate come “L.F.D.Y.”, “Restless Parasite”, “Turn Into Dust” e “The Beast Behind Your Back”. La band palesa una discreta propensione al variare, è cazzuta “Order Of The Black”, nella quale troviamo in qualità di ospite Simone Mularoni (Dgm ed Empyrios), ed è anche melodicamente piacevole, mentre è invece forse un po’ tirata per i capelli “The Voodo Cross” in cui appare la figura di Tony “Demolition” Dolan (Atomkraft, M-pire Of Evil, ex Venom e Mantas).

Il gruppo dimostra di saper spingere sul lato “core” nell’esecuzione in stile mordi e fuggi di “You’re Dead” e di non aver timore nell’estremizzare la proposta, infliggendo delle sonore batoste in “10,000 Ways To Spread My Hate”, dove Verre picchia sul rullante e velocizza la situazione in maniera prolifica, e in “Ride Across The Storm” dotata di un incipit annerito. Gli Ultra-Violence stanno crescendo e il riffing dell’opener “Spell Of The Moon”, qualcosa di fantastico e ispirato, è l’ennesimo segnale che ne risalta le doti. Il passato per questi quattro ragazzi torinesi è fonte continua dalla quale attingere e l’omaggio rivolto ai loro corregionali Ira con “Metal Milizia” (pezzo pubblicato nel lontano 1985 e contenuto nell’unico demo “Power In Black”) è solamente un ulteriore tassello che si va a inserire al posto giusto in un congegno che risulta ben oliato.

“Privilege To Overcome” è ben prodotto, il lavoro del già nominato Simone Mularoni svoltosi ai Domination Studio di Imola è pregevole, graficamente è supportato da un’opera orientata a richiamare il capolavoro di Stanley Kubrick “Arancia Meccanica” che porta la firma di Ed Repka (chi non conosce questo signore?); quale difetto gli si potrebbe addossare? I detrattori, quei “gentlemen” che vivono per contrastare e contestare tutto ciò che è prodotto al di fuori delle decadi storiche, soprattutto se rilasciato in Italia, tireranno fuori la solita manfrina sulla mancanza di personalità, sul nulla di nuovo privo di emozione e via dicendo, una critica che in parte potrebbe esser anche più che condivisibile in alcune occasioni, ma non mi sembra questo il caso. Quindi se dovessi cercare il cosiddetto pelo nell’uovo, forse, e dico forse, lo troverei nell’eccessiva lunghezza dell’album che, con una scaletta lievemente più contenuta sarebbe potuto essere ancora più diretto e decisivo nell’intento, tuttavia è questione di gusto, sono sicuro che ad altri andrà più che bene così com’è.

Tirando le somme: la promessa di cui scrivevo in testa alla recensione è stata mantenuta, i torinesi iniziano a brillare, non abbiamo fra le mani un capolavoro, ma un bel disco di salutare, vivace e ben suonato thrash. Augurandoci che questo sia solo il primo passo di un’avventura che porti loro ulteriori soddisfazioni in futuro, vi consiglio vivamente d’ascoltarlo. È la conferma di come il nostro panorama metal non sia per nulla inferiore a quello di nazioni maggiormente quotate, è il supporto che manca… ma quello si sa, è storia vecchia, troppo vecchia.

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