Ulvehyrde - Englemakersken

ULVEHYRDE – Englemakersken

Gruppo:Ulvehyrde
Titolo:Englemakersken
Anno:2021
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Dusktone
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TRACKLIST

  1. Jarlen
  2. Disippelen
  3. Likbålet
  4. Englemakersken
  5. Dødsuret
  6. Skarpretteren
  7. Diabolisten
  8. Svartbækken
DURATA:42:27

Ci sono dischi che già prima dell’ascolto (e si spera anche durante) fanno vibrare qualche corda in alcuni di noi, come l’ottimo debutto degli Escumergamënt con la sua affascinante copertina. Stesso discorso per l’artwork d’altri tempi di Englemakersken, primo album dei norvegesi Ulvehyrde, quintetto con membri ed ex di Beastcraft, Voluspaa, Vulture Lord, Sarkom e altri.

Uscito sulla nostrana Dusktone e anticipato da due singoli, si tratta della prima parte di una trilogia, la Morkets Trilogi (trilogia dell’oscurità): gli otto brani che lo compongono — tutti introdotti da un bergtattiano Kapittel — si basano su personaggi e fatti storici della terra madre norvegese, indicativamente dal Trecento al Novecento, per una sorta di interessante concept album a maglie larghe. Una piacevole sorpresa rispetto ai soliti cliché del black intransigente, che effettivamente è ciò che gli Ulvehyrde propongono già a partire dal comunicato e dalla dicitura «Fundamental Norsk Svart Metall» all’interno del digipak.

Tra le storie narrate ce n’è per tutti i gusti: una chiesa in fiamme nel giorno di Pentecoste del 1822, con il prete che scappa lasciando bruciare famiglia e fedeli, nella funerea “Likbålet”; l’ineluttabile avanzare di “Dødsuret”, in cui il furto di un orologio evolve nell’assassinio di otto persone; la bella title track, il cui titolo (angel maker) fa riferimento a una certa Madam Clausen che a fine Ottocento fece morire una ventina di bambini che aveva in affidamento. Purtroppo le fonti online sono poche e per lo più in norvegese, ma con un po’ di pazienza e un traduttore automatico è possibile togliersi più di una curiosità.

Musicalmente parlando, il disco non soffre di particolari punti negativi, merito di un uno stile ben definito e dell’esperienza maturata dai vari musicisti in passato: giusto qualche riff sembra trascinarsi più stancamente rispetto ad altri, forse perché eccessivamente semplice, ma si tratta per fortuna di episodi isolati. Dopo la veloce e violenta apertura con “Jarlen”, Englemakersken scorre lugubre e inesorabile per tutta la sua durata, nei tempi cadenzati e mai troppo spinti con cui si muove il gruppo, senza il minimo timore di omaggiare troppo i mammasantissima del black norvegese.

Tra pirati che si ribellano al proprio governo e boia impazziti che si macchiano di parricidio, passando per un’immancabile caccia alle streghe nel Cinquecento, un piacevole viaggio tra peculiari avvenimenti e sonorità confortanti.

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