Gli Ulver si danno al drone e ci trascinano nell'abisso

ULVER – Drone Activity

Gruppo:Ulver
Titolo:Drone Activity
Anno:2019
Provenienza:Norvegia
Etichetta:House Of Mythology
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TRACKLIST

  1. True North
  2. Twenty Thousand Leagues Under The Sea
  3. Blood, Fire, Woods, Diamonds
  4. Exodus
DURATA:01:10:32

Il nostro ultimo incontro con gli Ulver — direi che le presentazioni ormai sono assolutamente superflue — risale allo storico concerto del giugno 2017 a Parma in occasione del tour di The Assassination Of Julius Caesar, l’escursione dei norvegesi nel seducente mondo del synth-pop (finita anche nel nostro listone non metal degli anni ’10). Quella fase fu ufficialmente chiusa con la pubblicazione dell’EP Sic Transit Gloria Mundi, con cui Rygg e i suoi hanno definitivamente saldato il debito con i vari Depeche Mode e Frankie Goes To Hollywood, aprendo così la strada verso nuove avventure sonore.

L’ultima fatica degli Ulver prende vita nell’inatteso contesto della giornata del Red Bull Music Festival di Oslo chiamata appunto “Drone Activity”, il 13 ottobre 2018. L’idea di fondo era quella di coprire un set dal vivo di un’ora e mezza con musica originale di stampo drone, una sfida che la band accettò a un paio di settimane di distanza dall’esibizione vera e propria. Quella performance è stata poi mixata e masterizzata fino a ottenere i settanta minuti inclusi nella versione finale di Drone Activity nella primavera del 2019. La versione che mi trovo tra le mani è quella CD, con l’opera di Paschalis Zervas in copertina di un bel libretto in bianco e nero con le foto della serata e i commenti della band.

Sia la veste grafica che la modalità di esecuzione riportano ovviamente alla mente ATGCLVLSSCAP, la serie di sperimentazioni sonore ispirate alle costellazioni dello zodiaco sulla base di brani già pubblicati in altra forma. Tuttavia, con Drone Activity gli Ulver hanno spostato ancora una volta l’asticella della propria ricerca: quattro brani interamente strumentali, il più breve dei quali (“Exodus”) supera agevolmente i quindici minuti, ben lontani dalle dodici interpretazioni astrali dai tratti anche orecchiabili e, tutto sommato, riconducibili a certe forme di rock o elettronica ascoltate all’epoca. La band norvegese questa volta guarda letteralmente nell’abisso, frugando con pazienza e dedizione nelle profondità materiali e mentali, portandoci a riflettere su concetti giganteschi come l’estinzione e l’ignoto. Con “True North” molliamo gli ormeggi e ci allontaniamo lentamente dalle nostre rassicuranti rive, verso luoghi in cui pochissimo spazio viene lasciato a melodie o all’evidenza di interventi umani.

Il cuore dell’esibizione è sicuramente “Twenty Thousand Leagues Under The Sea”, in cui gli Ulver ci trascinano giù nell’oscurità più assoluta, un luogo in cui le rare comparsate della chitarra di Westerhus sembrano quasi passaggi di sconosciute creature bioluminescenti, mentre le opprimenti percussioni di Rygg ci portano sempre più sotto, al cospetto delle immense catene montuose che si trovano sul fondo dell’oceano. Devo dire che ho trovato positiva la scelta di selezionare solo settanta dei novanta minuti del concerto dal vivo, in modo da far risaltare nella maniera giusta il cuore dell’album e rendere più efficace la chiusura con “Exodus”.

Ancora una volta la band norvegese si è cimentata con uno stile nuovo, rielaborando il proprio passato e producendo qualcosa di diverso eppure così riconoscibilmente Ulver. Drone Activity è un curioso ibrido tra un album e un disco dal vivo, qualcosa da recuperare assolutamente se ve lo siete perso lo scorso anno e volete continuare a seguire gli imprevedibili movimenti di Kristoffer Rygg e soci.

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