UMBAH – Enter The Dagobah Core

UMBAH – Enter The Dagobah Core

 
Gruppo: Umbah
Titolo:  Enter The Dagobah Core
Anno: 2012
Provenienza:   Regno Unito
Etichetta: I, Voidhanger Records
Contatti:

Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Whispers Of A Dying Sun, Part I
  2. Bolderok Naron
  3. Temple Bar
  4. Dr. Geiger
  5. Enter The Dagobah Core
  6. Hypnotic Implant
  7. Cosmic Garland
  8. Mad Zu Chong
  9. Oberon Tales
  10. Rackborn Skin Expulsion
  11. Serokate Fornion
  12. Zombinods
  13. Whispers Of A Dying Sun, Part II
DURATA: 53:44
 

Che approccio mostrare quando si vuole scrivere un articolo riguardante una formazione death con tendenze industrial? Quando poi questa si sforza di sortire da ogni canone possibile, come trovare un appoggio su una parete tanto difficile e irta?

Gli Umbah ci invitano a entrare con "Whispers Of A Dying Sun, Part I", traccia trascinante all’inizio che si rivela poi essere molto complessa e ostica da seguire. La ritmica avvincente e l’elettronica si legano a formare una struttura complicata che alla fine si mostra meno aspra del previsto. Inserti jazz completano questa trama difficile. Sorpresa… il secondo pezzo sfonda quasi nel melodico e ostenta alcune linee di voce chiara. Una conversazione di giochi vocali inizia il suo corso accompagnato da trame musicali astruse, ludiche e piacevoli. Sembrerò profano… questi musicisti di Brighton paiono a volte voler rendere omaggio ai Prodigy della prima ora con le loro astrusità coerenti. Una granata di varietà segue l’altra incalzante come mai. Ciò non vuol dire che le canzoni siano tutte mantenute sullo stesso livello ritmico, no. Senza accorgervene passerete dalla velocità all’ossessiva ripetizione strisciante. La tecnica strumentale è elevata, così come quella compositiva. Questi due fattori non vi daranno tempo di meditare su cosa verrà o su quello che avete già sentito. L’elettronica non è solo un pezzo a lato ma parte integrante del tutto. Come detto sopra, il miscuglio è riuscito e qualche volta irritante come in "Enter The Dagobah Core" che, con il suo inizio quasi minimale, sconvolge l’ascoltatore sprofondato nel suono, prima di drogarlo con "Hypnotic Implant", traccia quasi… trance. Trance? Sì, ma solo fino al punto in cui l’industrial e il metallo prendono il sopravvento.

Insomma… potrei commentare un pezzo dopo l’altro. Credo però sia meglio per voi, sempre che io vi abbia convinto all’ascolto, testare questo disco per ottenere un parere vostro. È difficile descrivere il lavoro di una formazione tanto aperta alle novità e amica delle strutture complicate.

Questo CD può essere amato o odiato; vie di mezzo non ne esistono. Chi sono gli Umbah? Umbah, appunto!

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