Unalei - Galatea

UNALEI – Galatea

Gruppo:Unalei
Titolo:Galatea
Anno:2020
Provenienza:Italia
Etichetta:Autoprodotto
Contatti:Facebook  Youtube  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

    1. La Bussola
    2. Anarada
    3. Odense, 24th Of November, 1848
    4. The Little Matchgirl
    5. Gloria
    6. Azalea
    7. Portagioie
    8. Livida
    9. Aurea Mediocritas
    10. Lola
    11. Anarada (Slow Version)
DURATA:34:28

Unalei è la creatura del musicista romano Karim Federico Sanna, un progetto cangiante e poliedrico attivo già dal 2013, anno in cui registrava il disco di debutto A Sua Immagine, e che lo scorso dicembre ha dato alle stampe il terzo lavoro sulla lunga distanza, Galatea, l’ennesimo nonché ottimo tassello nella parabola evolutiva della one man band capitolina. Come i conterranei Klimt 1918, da queste parti molto apprezzati, Unalei ha vissuto una metamorfosi prepotente nel corso del tempo, allontanandosi dal mondo più estremo e legato al black degli esordi in favore di un approccio più progressivo; tutto ciò, va detto, senza tradire il carattere intimistico e goticheggiante degli inizi.

Quella di one man band, per certi versi, potrebbe essere una definizione impropria nel caso di Unalei. Pur essendo vero che Karim Federico è il solo membro stabile del progetto ed è l’unico (o in alcuni casi il principale) responsabile della scrittura dei testi, della composizione dei brani e dei relativi arrangiamenti, il Nostro si circonda da sempre di ottimi musicisti che lo aiutano nel processo su più fronti. Nel caso di Galatea, troviamo al basso Fabio Fraschini, nonché responsabile del missaggio e del mastering del disco, Dario Vero come autore delle orchestrazioni e di alcuni passaggi in slide guitar e Federica Catalano come voce femminile, oltre a una serie di vari ospiti tra i quali spicca Massimiliano Pagliuso (Oceana, Novembre). È indicativa anche la presenza di David Folchitto all’interno del video dedicato ad “Anarada”, il primo singolo del disco, visto che il suo approccio batteristico, così come quello chitarristico di Pagliuso, sembrerebbero aver influito molto nella creazione del sound di Sanna; “Gloria”, sulla cui coda è presente l’assolo del chitarrista ospite, da questo punto di vista offre un ottimo esempio in favore della mia ipotesi.

L’estremismo, sebbene ancora presente, non è più la caratteristica dominante del progetto. Galatea è un disco dai toni quasi arcadici, che si basa perlopiù su una sapientemente misurata alternanza di momenti fortemente ritmati e sezioni di più ampio respiro, sulle quali sono sempre le atmosfere a farla da padrona. Chitarre classiche, acustiche ed elettriche si alternano e si combinano, mentre le percussioni tengono alto il tasso di energia dei singoli brani, concedendosi occasionali passaggi in blast beat che strizzano l’occhio al passato di Unalei. Il cantato è quasi esclusivamente in voce pulita, segnato da una melodia e da una passionalità spiccate, mentre nella penultima “Lola” riecheggia un risicatissimo passaggio in cui Sanna torna a usare la voce sporca, aggiungendo una nota di colore inattesa. “La Bussola”, “Odense, December 24th, 1848”, “Portagioie” e “Aurea Mediocritas” sono dei perfetti intermezzi all’interno della scaletta di Galatea, capaci di far riprendere fiato all’ascoltatore senza spezzare il ritmo della narrazione generale, cullandolo con melodie, rumori d’ambiente e monologhi ricchi di malinconia.

Così come evidenziato dall’autore nella descrizione riportata su Bandcamp, la Galatea da cui prende il nome il disco non è la ninfa della mitologia greca, bensì la statua di Pigmalione, presente anche al centro della copertina dell’album. L’ideale sui cui si basa la terza opera del progetto romano, in un certo senso, è quello della bellezza arcadica, utopica e perfetta, semplice e naturale in tutto e per tutto; con queste premesse non mi ha stupito, quindi, ricollegare terza e quarta traccia al danese Hans Christian Andersen e alla sua Piccola Fiammiferaia del 1848. A dirla tutta, c’è stato anche un momento all’interno di “The Little Match Girl” che mi ha fatto tornare in mente uno dei momenti della colonna sonora del film d’animazione del ’97 Anastasia: probabilmente sarà stata solo una mia impressione, eppure un collegamento così sbagliato e allo stesso tempo così azzeccato, per la leggerezza e la spensieratezza che associo all’infanzia, non mi pare così fuori luogo rispetto alle prerogative stilistiche di questo disco. Infine c’è anche la vita di Sanna all’interno dell’album, specialmente in “Anarada”, dedicata alle radici della sua famiglia e al suo legame con l’Andalusia; quest’ultimo, invece, emerge indirettamente qua e là lungo gli altri pezzi, attraverso tutte le movenze spagnoleggianti e gli accenni di flamenco.

Che il futuro ci riservi ancora altri dischi di Unalei, sempre belli e sempre ispirati come questo Galatea. Non importa che Karim Federico resti ancorato al post-, al prog o al black, né che sperimenti allungandosi oltre il flamenco: sono convinto riuscirebbe a darci del filo da torcere anche se tirasse fuori un EP completamente fuori dal suo registro, come hanno fatto i Dreariness. Intanto, visto che il futuro è ancora lontano, il recupero di Galatea è caldamente consigliato.

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