UNBURIED – Slut Decapitator | Aristocrazia Webzine

UNBURIED – Slut Decapitator

Informazioni
Gruppo: Unburied
Anno: 2008
Etichetta: Metalbolic Rec.
Contatti: www.myspace.com/unburieddeathmetal
Autore: The Inexorable

Tracklist
1. The Putrid Stench Of Humanity
2. Slut Decapitator
3. Love For Dismemberment
4. End It With A Knife
5. Human Butchery
6. Tortured Remains
7. Domicile Of Flesh
8. Gore – Soaked Revenge
9. Evil Lurks Within
10. Stab Hate Mutilate

DURATA: 24:57

UNBURIED - Slut Decapitator Chi conosce abbastanza i miei gusti dovrebbe sapere che io di solito evito come la peste gruppi Brutal/Slam/Gore e affini, soprattutto se moderni, dato che tendenzialmente ci si trova davanti a dischi tutti uguali fra loro, impersonali e con lo stesso suono finto e preconfezionato. Bene, ma questi Unburied (un trio proveniente da Herndon, Virginia) fortunatamente sono riusciti a creare una proposta tutta loro, che seppur con alti e bassi è riuscita a convincermi abbastanza da decidere di parlarvene. Ok, prima di andare ad analizzare questo lavoro, partiamo però con un po' di storia: la band nasce nel lontano 1994, ma è una di quelle tante che per un motivo o per l'altro non è mai riuscita ad emergere dal quel brodo primordiale che è quell'underground fatto di gavetta, sudore e concerti suonati davanti a dieci persone in pessimi locali di periferia; infatti tolti un demo ed uno split sino a questo "Slut Decapitator" non avevano mai prodotto altro.
Tornando all'album, dicevo che il trio si discosta un poco dai soliti canoni, e miscela alcuni passaggi tipici del New York Death Metal a momenti più veloci e brutali che, se vogliamo, possono ricordare band come gli Exhumed (con tutte le dovute proporzioni del caso), e quindi ritroviamo parti al fulmicotone, qualche riff rallentato, il cantato doppio, ed un sound granitico e massiccio che lascia spazio a tutti gli strumenti. E scendendo nel dettaglio, la batteria non perde un colpo, sia nelle parti più veloci che in quelle più cadenzate, dove il batterista riesce a suonare in modo più personale e interessante. Buonissimo il lavoro alla sei corde, il suono è graffiante ed affilato senza lasciar spazio a momenti morti, e mi piace molto il fatto che il pulsare del basso sia sempre presente, a differenza di quanto accade spesso in album del genere, dove viene penalizzato e coperto da batteria e chitarre. Per il resto, le canzoni sono corte e questo le rende ancora più incisive e d'impatto. Insomma, meglio un brano da due minuti che non uno da cinque dove magari si disperde l'atmosfera del pezzo, no?
Però, come dicevo all'inizio non è tutto da incensare e infatti la band accosta ottime idee ad inspiegabili cali di stile, come ad esempio la title track dell'album che si "siede" su di un riff che viene ripetuto ad oltranza.
Concludendo, se si lasciano da parte questi particolari, vi ricorderei che nonostante tutto ci troviamo di fronte ad un buonissimo debutto e che quindi il mio giudizio finale è sicuramente positivo.