UNDERDARK – In The Name Of Chaos

UNDERDARK – In The Name Of Chaos

 
Gruppo: Underdark
Titolo: In The Name Of Chaos
Anno: 2010
Provenienza: Polonia
Etichetta: Wydawnictwo Muzyczne Psycho
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TRACKLIST

  1. Preludium Proelium
  2. Gospel Of Netherworld
  3. World Reframed
  4. The Path
  5. Monument Of Hypocrisy
  6. In The Name Of Chaos
  7. Manifestation Of Denial
  8. Black Accomplishment
  9. Rebirth
  10. God Killing Coup De Grace
DURATA: 34:09
 

Gli Underdark sono una formazione polacca composta da membri di Cryptic Tales, Embrional, Nocturnal e Bleeding Art. Il nome potrebbe risultare nuovo all'orecchio, tuttavia i musicisti in questione navigano da parecchio all'interno dell'ambito estremo del metal, facendo presagire l'ascolto di qualcosa di valido e in effetti è così. "In The Name Of Chaos" è una creatura bella quanto variegata, vive dell'umore classico del death metal più arcigno, ma possiede al suo interno divagazioni strumentali che rimembrano i famosi innesti di band come At The Gates ("The Red In The Sky Is Our" con Jasper Jarold e il suo violino) e la classicità ricercata da realtà innovative e brutali allo stesso tempo come gli Scrambled Defuncts.

I mitteleuropei puntano molto su un lavoro di riffing a dir poco magistrale, sia per quanto riguarda la composizione che lo sviluppo delle melodie e della solistica, con le sei corde a farla da padrone. Vi è una continua e insana ricerca anche dal punto di vista dell'atmosfera, nelle parti incalzanti quanto in quelle più delicate. La sezione ritmica è precisa e possente, un orologio che scandisce le varianti in maniera netta e che in brevi ma importanti attimi trova il tempo di rendersi protagonista. Si passi per tinte heavy, momenti rilassati e sfuriate vere e proprie, i brani non perdono mai tensione, trascinando l'ascoltatore.

"Gospel Of The Netherworld", "Rebirth", "Manifestation Of Denial", solo per citarne tre, sono una summa di quanto potrete ascoltare in un album che come debutto è da definirsi non valido ma di più. Come tutte le cose belle tuttavia non è comunque privo di difetti: la timbrica del cantante si pone alla grande sulle basi, venendo però purtroppo alle volte risucchiata dal lavoro di fraseggio chitarristico un po' troppo in primo piano.

Gli Underdark hanno fatto un bel centro al primo colpo, death metal emozionale ma non privo di piglio e velocità, un connubio fra potenza e colpi assestati di fioretto. Da evitare per i puristi, consigliato a chi ha voglia di ricercare qualcosa che non sia sempre la solita copia del suono svedese o della vecchia scuola.

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