UNDERGROUND DISORDER – Demo 2009

UNDERGROUND DISORDER – Demo 2009

Informazioni
Gruppo: Underground Disorder
Anno: 2009
Etichetta: Self Released
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Intro
2. Let’s Talk About Mafia
3. No Excuses
4. Pennywise
5. This Is Not What We Want
6. That’s Enough

Durata: 23:49

Giovane formazione nostrana che si cimenta nella sua prima prova con un thrashcore che soffre ancora di qualche piccola carenza, ma che mostra una band vogliosa e appassionata. L’apertura del demo omonimo è affidata a un “Intro” leggero che preannuncia già con la reale opener “Let’s Talk About Mafia” un cambio netto di tempi e sostanza.
Il brano è al limite col crossover di fine anni novanta, quello che l’orda post Korn di “Follow The Leader” aveva clonato a più non posso, il cantato clean “grattato” e i passaggi di batteria nella parte centrale ricordano tanto quell’andare, buono il solo che si sviluppa dalla fase prettamente strumentale e che rilancia il chorus.
La successiva “No Excuses” accelera decisamente la battuta, groove e slancio si uniscono, decisamente più thrashy e serrata perfetta per una serata a base di headbanging e birra, l’anima Machine Head scorre nel modo di comporre dei ragazzi, è viva e pulsante tragga essa spunto dai primi due must della creatura di Robby Flynn o dal successivo album di svolta “The Burning Red”, cosa che si percepisce anche nello stile di cantato, il modo di contrarre le note, di “incazzarsi” e altre piccole sfumature sembrano ricondurre proprio alla maniera di Rob d’interpretare i pezzi senza per questo dire che il cantante si riduca a suo limitante clone.
“This Is Not What You Want” è una canzone grunge, ricorda i Pearl Jam e i Silverchair di Daniel Jhons degli albori (“Frogstomp” loro capolavoro), si tirano momentaneamente fuori dal mondo metal (se non per qualche eco Creed/Alter Bridge) rallentando i tempi e caricando di melanconia il tutto, il grezzume riavrà ruolo principale con la conclusiva “That’s Enough” degno contraltare. Pestata, veloce, indicativamente la più thrash del lavoro come attitudine e prestanza.
C’è ancora da assestare un punto fondamentale: la personalità.
I pezzi sono suonati e registrati discretamente ma vivono di un deja vù costante, altra piccola carenza sono le parti in clean non perchè la voce sia male ma escludendo il brano ispiratamente lento in cui è calzante, nelle restanti apparizioni non rende come potrebbe e dovrebbe.
In generale gli Underground Disorder quando spingono sanno far male, tocca loro trovare un equilibrio fra le due facce che tentano di far coesistere, vi sono impegno e buone capacità, se una qualità chiamata costanza fa parte dei loro geni potranno riuscire col lavoro ad acquisire ciò che adesso manca.

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