UNHOLY RITUAL – Finis Origine Pendet

Informazioni

Gruppo: Unholy Ritual
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/unholyritual
Autore: Insanity

Tracklist
1. Chalice Of Aquarius
2. Ignes Fatui
3. Distinct Inception
4. Death Before Dishonor (Nakajima Ki – 43 Hayabusa)

DURATA: 23:22

UNHOLY RITUAL - Finis Origine Pendet Quando si parla di Black Metal dalla Grecia solitamente si pensa ai Rotting Christ, attivi dal lontano 1987. Esattamente dieci anni dopo, nella stessa terra, nascono gli Unholy Ritual, band che fino all’anno scorso è rimasta nell’ombra ma che ne è uscita grazie all’album di debutto “Rex Mundi”. In questo 2010 lavorano all’ep “Finis Origine Pendet”, in uscita a ottobre, costituito da quattro brani per più di venti minuti di musica in cui elementi Prog si inseriscono su una base Symphonic Black dando vita ad un sound maestoso e potente. L’apertura spetta a “Chalice Of Aquarius”, introdotta dalle tastiere che in tutto l’ep svolgeranno un lavoro impeccabile nell’accompagnare le chitarre. Notevole anche il lavoro del batterista, che sa destreggiarsi tra sfuriate tipicamente Black e ritmiche più studiate. La successiva “Ignes Fatui” è relativamente più tranquilla e da alle tastiere un ruolo di primo piano, puntando più sulle atmosfere epiche e a tratti antiche. Non mancano però passaggi più tirati, da ricordare quello nella parte centrale del brano in cui i chitarristi dimostrano di avere non poca tecnica. “Distinct Inception” ha molti elementi Prog, dalle parti di tastiera spaziali che si alternano a quelle dalle sonorità più sinfoniche ad alcuni riff sparsi qua e là. A concludere ci pensa “Death Before Dishonor (Nakajima Ki – 43 Hayabusa)”, che già da un po’ di tempo gira per la rete come antipasto di questo gustoso ep. Personalmente ho voluto ascoltare il disco per intero e senza anteprime, ma posso dire con certezza che mi avrebbe fatto venire l’acquolina in bocca. Nei suoi sette minuti racchiude l’essenza degli Unholy Ritual, con parti di batteria da brivido, riff memorabili ed un intermezzo sinfonico che precede una chiusura che molte band di questo genere si sognano.
Meno pomposo ma con le stesse atmosfere che caratterizzavano il full, con “Finis Origine Pendet” gli Unholy Ritual si confermano come una band matura con molte potenzialità; tutti i membri hanno dato un’ottima prova: non c’è bisogno di ripetere quanto ho già detto sugli altri, ma non vorrei tralasciare l’ottima prestazione di Erevos, le cui linee vocali risultano sempre adatte, e quella del bassista Drakhon, che si insinua nel sound dandogli spessore e concedendosi qualche divagazione che non stona affatto. Un album consigliatissimo ai fan del Black sinfonico, soprattutto a quelli che come me sono rimasti delusi dall’ultimo parto/aborto in casa Dimmu Borgir, fortunatamente esistono ancora realtà in grado di risollevare le sorti di questo genere.

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