UNITED MIND CLUB – World Blood History

 
Gruppo: United Mind Club
Titolo:  World Blood History
Anno: 2012
Provenienza:  Ucraina
Etichetta: Metal Scrap Records
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TRACKLIST

  1. When You Were Still Alive
  2. B.B.B.P.
  3. Dreams Of Luther
  4. Jaguar
  5. It's Just Bleeding
  6. Interview With The Beast
  7. For Nobody But Me
  8. World Blood Of History
DURATA: 34:34
 

Sono giovani, russi e decisamente incasinati, già, incasinati davvero questi United Mind Club che con "World Blood History", debutto che segue l'ep "The Last Performance" del 2008, non riescono a centrare l'obbiettivo non per mancanza di qualità o di visione ma per la voglia continua di strafare, c'è troppa roba compressa nei quasi trentacinque minuti del disco.

Pensate a una collisione costante fra thrash e metal/industrial, nomi come Megadeth, Rammstein e Rob Zombie più che allearsi sembrano contrastarsi in più di un'occasione, ogni tanto appare anche qualche tratto orientale e una propensione dark/wave a infoltire una schiera d'influenze di per sè combattuta e il risultato è quello d'avere nell'orecchio un disco che potrebbe dare tantissimo e invece diviene particolarmente frammentato.

Ci sono episodi interessanti come "B.B.B.P.", fra l'altro intrigante e adombrata da melodie tutt'altro che zuccherose, e "Dreams Of Luther" nella quale il cantante Dmitry Zimin sembra una via di mezzo fra Rob e una versione catchy del signor Mike Muir, singer dei Suicidal Tendencies, ascoltate il ritornello di questo pezzo e quello della titletrack e capirete cosa intendo. Il problema è che anche in queste che ritengo fra le più riuscite, ci sono dei momenti di vuoto, l'anima circense, quella spregiudicatezza del cercare la mossa in più per fornire un gancio all'ascoltatore tramite l'uso del coro giusto o il supporto atmosferico adeguato, non sempre collima con la visione thrash o con quella elettronica creando dei momenti di puro vuoto.

Se fino ad adesso si è parlato dei difetti, è anche vero che "World Blood History" nel suo stato ancora embrionale riesce a mantenere viva la sezione ritmica nella maggior parte delle circostanze alternando scanalature lente tese ad aumentare il potenziale dell'ambiente formatosi a brevi e veloci scorribande come avviene in "Interview With The Beast", mentre la solistica si fa apprezzare.

È ovvio che le falle rimangano e le noterete, questi due punti non bastano di certo a rattoppare una situazione simile però una volta trovata l'amalgama con il resto la proposta potrebbe divenire di buon valore e da prendere in seria considerazione.

Per ora non ci siamo, gli United Mind Club possono fare sicuramente meglio e gli assi nella manica a quanto pare non mancano, vedremo quale sarà la direzione che intraprenderanno in futuro, volessero proseguire su questa strada fatta di perseveranti misture, dovranno giocoforza trovare il modo di farle convivere e fornire loro di una solidità che per ora è latente. Una volta si diceva rimandati a settembre, speriamo superino l'esame di riparazione partendo dal presupposto d'avere tutto ciò che serve per farlo.

 

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