UNSPOKEN – Requiem Aeternam Deo

UNSPOKEN – Requiem Aeternam Deo

 
Gruppo: Unspoken
Titolo:  Requiem Aeternam Deo
Anno: 2013
Provenienza:  Norvegia
Etichetta: Deathrune Records
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TRACKLIST

  1. Baptised On The Altar Of Rats
  2. Redemption Scars
  3. Death Of A Dinasty
  4. Among The Carnage
  5. Dawn Of The Maggots
  6. Leviathan Rise
  7. The Culprit
  8. Void Of Eden Pt. I
  9. Void Of Eden Pt. II
  10. Oppression Pawns And Poisonous Tongues
DURATA: 47:54
 

Sette anni, sette anni e uno split separano "Requiem Aeternam Deo" dal precedente "Primal Revelation". La Norvegia non ci ha mai abituati al death metal, ma ascoltando questi dieci brani del quintetto di Oslo abbiamo la conferma che anche la terra dei fiordi può dire la sua in un genere storicamente legato ai "cugini" più ad est. Il secondo disco degli Unspoken si è fatto attendere a lungo, tuttavia ne è valsa la pena.

È bene premettere che stiamo parlando di death metal di un certo tipo: non la foga, non l'ignoranza caciarona e divertente, non la velocità a tutti i costi, né, soprattutto, il tecnicismo spesso sterile e fine a se stesso. Questo è un disco pensato, è un album curato, ragionato e particolare nel suo essere classico. Registrato ad Oslo, sebbene mixato e masterizzato dalla nostra vecchia conoscenza Markus Skroch (Hel) nel suo Kalthallen Studio, il platter gode di suoni ottimi, puliti e "caldi", oltre che di una confezione di tutto rispetto: un elegante digipak al cui interno il booklet riporta testi e immagini correlate. Il lavoro si apre con un brano che è una dichiarazione d'intenti: "Baptised On The Altar Of Rats" ci racconta niente altro che della nascita e del rito di adorazione dell'Anticristo. Da cui un facile, ma indubbiamente particolare parallelismo: gli Unspoken fanno propria la lezione tematica del black svedese, tra Ondskapt, Watain e via discorrendo, e la traducono con sapienza e personalità nella propria visione musicale. Tenebra, malvagità, simbolismo più o meno celato e disprezzo dichiarato per la religione: ecco le colonne su cui è costruito "Requiem Aeternam Deo".

I brani non sono immediati: le strutture quasi mai prevedono ritornelli eccezion fatta per "The Culprit" e "Void Of Eden", i testi sono tutt'altro che brevi, né gli sparuti up-tempo sono lì per fare facile presa. Tutto è finalizzato all'odio, al rifiuto e al rigetto del sacro, cionondimeno per comprendere appieno il verbo degli Unspoken è necessario un ascolto approfondito, da cui volta per volta fuoriusciranno nuovi dettagli. La voce di Kent Are Sommerseth ricorda il taglio di Micke Jansson dietro il microfono degli Unanimated: un urlo sporco, maligno, ma comprensibile e non animalesco, perfetto per il "mood" generale dell'album. Le linee di chitarra seguono lo stesso filone, non permettendosi mai uno "spessore" esagerato, né rifugiandosi nella freddezza degli assoli, bensì intessendo trame mediamente semplici eppure funzionali, i cui riff spesso dilatati assumono il ruolo di palcoscenico su cui vermi ("Dawn Of The Maggots") e mostri biblici ("Leviathan Rise") recitano la loro parte.

Per gli amanti di certo death metal e di certo black metal, un album da approfondire, scoprire e sviscerare.
There's no place for regrets and no time for their creed
Allow all our morals to collapse into dust
And rebuild all our structures
("Void Of Eden").

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