UNTIL DEATH OVERTAKES ME – Missing

Gruppo:Until Death Overtakes Me
Titolo:Missing
Anno:2018
Provenienza:Belgio
Etichetta:Dusktone
Contatti:Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Never Found
  2. To Never Return
  3. Never Lived
  4. Beyond Hope Forgotten
DURATA:01:05:37

Non è certamente la prima volta che su Aristocrazia tocchiamo direttamente o trasversalmente l’operato del buon Stijn Van Cauter, ma questa volta ci soffermeremo nuovamente sulla sua creatura principale, Until Death Overtakes Me. Dopo aver segnalato un rendimento qualitativo ancora incerto con Days Without Hope e AnteMortem, e dopo aver taciuto su un monumentale (quantomeno dal punto di vista della durata) Flow Of Infinity, ci troviamo ora di fronte a Missing, nientemeno che il nono album partorito in solitaria in meno di quindici anni di effettiva attività del progetto dell’oltremodo prolifico musicista fiammingo.

Van Cauter continua la sua esplorazione attraverso i territori musicali più luttuosi: ancora una volta abbiamo a che fare con un Funeral Doom che evoca Esoteric e Skepticism, con lugubri suggestioni sinfoniche su cui si innestano cavernose tonalità vocali e un opprimente coacervo di riff sfiancanti, sfiorando in alcuni momenti sonorità da dungeon tipiche di certo Ambient d’epoca. Strutture mastodontiche e caliginose atmosfere rigonfie di tragico fatalismo sono foriere di un profondo senso di afflizione, sviluppando una cappa di depressa e imponente rassegnazione; una trama intrecciata dapprima dalle ritmiche pachidermiche e dai tempi estremamente lenti, poi sporadicamente intarsiata con piccoli accenni di una funzionale effettistica liquida.

Grazie a un consistente minimalismo sonoro, il Nostro sembra aver finalmente trovato una sorta di quadratura del cerchio, riuscendo laddove in precedenza si era dimostrato ancora troppo deficitario, ovvero riuscire a coinvolgere appieno, trascinando l’ascoltatore all’interno di un’avvolgente spirale discendente che ci porta nel sancta sanctorum del suo dolore. L’artista belga, questa volta, risulta più ispirato e meglio preparato ad aprire le porte di quel sepolcro umido e lugubre entro cui convergono le più tetre angosce dell’essere umano: il terrore della morte, della solitudine e dell’abbandono. Nella sua lenta e soffocante marcia di vuoto e inconsolabile dolore, Missing riesce a essere incisivo e a scavare più a fondo, conformandosi come un disco decisamente più suggestivo ed empatico dei suoi predecessori.

Sembra, dunque, che questa volta Van Cauter abbia fatto un passo decisivo sul percorso della propria maturità artistica e possiamo immaginare che Until Death Overtakes Me possa ancora regalarci una lunga serie di mestizie in futuro. Poco meno di un anno e mezzo fa lamentavo un certo manierismo parlando di AnteMortem, ma ora devo complimentarmi con un musicista che ha saputo finalmente applicare le proprie potenzialità, sperando che le prossime tappe del viaggio siano altrettanto esemplari in tal senso. Davvero un ottimo lavoro!

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