URNA – Mors Principium Est

 
Gruppo: Urna
Titolo:  Mors Principium Est
Anno: 2013
Provenienza:   Italia
Etichetta: ATMF
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TRACKLIST

  1. Omnis Infinita Mens Est Gremium Et Sepolcrum Universi
  2. Ego Sum Templum Et Principium Omniae Rei
  3. Intermezzo
  4. Octo Sunt Grados Ad Capere Fine Cycli Magni
  5. 137 = 73 + 64
  6. Fui Sum Ero
DURATA: 52:16
 

Uscita di pregio, a partire dalla copertina perfettamente riuscita, per l'etichetta friulana ATMF, "Mors Principium Est", a distanza quadriennale dal suo predecessore, ci consegna una band in grande forma, dalle idee chiare e dalla composizione ispirata ai massimi livelli fin qui mostrati.

Black metal, doom metal, funeral, dark ambient e psichedelia si fondono in un perfetto connubio, che pur non essendo di facile digestione a un primo ascolto riesce a rapire completamente l'attenzione e la mente dell'ascoltatore, che si ritrova suo malgrado trascinato in un abisso oscuro e distorto, in un purgatorio mentale a cavallo fra vita e morte. Il canto latino di RM (al secolo Roberto Mura, fresco dell'uscita a nome Aphonic Threnody) direttamente dall'oltretomba, al pari del linguaggio utilizzato, graffia senza mai monopolizzare la scena e il riffing di MZ — quando serve monolitico e quando serve puramente psichedelico, ma sempre incisivo — denota grande maturità da parte del leader della band, per l'occasione coadiuvato da Eon[0] (Progenie Terrestre Pura, ormai in pianta stabile nella band sarda) e da Greg Chandler, voce e chitarra nei britannici Esoteric e ospite speciale di grande spessore all'interno del disco.

Il viaggio mistico che ci s'accorge d'aver intrapreso durante l'ascolto di "Mors Principium Est" non è semplice, ci si troverà a osservare impotenti le costruzioni magnificenti di "Omnis Infinita Mens Est Gremium Et Sepolcrum Universi" e gli infiniti monoliti di "Ego Sum Templum Et Principium Omniae Rei"; a sporgersi per guardare quanto profondi possano essere i baratri dark ambient del suggestivo "Intermezzo"; a respirare l'aria rarefatta dalle altezze di "Octo Sunt Grados Ad Capere Fine Cycli Magni", unico episodio da cui pare irradiarsi una pallida luce, grazie al finale dilatato e alle reminiscenze shoegaze che lo pervadono.

L'ermetica "137 = 73 + 64" muove il disco con un inatteso quanto gradito up-tempo e conduce verso l'epilogo, che si concretizza in "Fui Sum Ero", brano megalitico di oltre dodici minuti in cui riff diversi fra loro s'alternano a momenti di quiete, creando una strana sensazione d'ansia che si scioglie solo con la fine del brano, una morte lenta e inesorabile scandita dagli ultimi colpi di drum machine.

Si conclude così l'esoterica esperienza di "Mors Principium Est", a modesto avviso di chi scrive la miglior uscita metal italiana dell'ultimo quinquennio. Chiunque voglia insidiare la posizione sappia che questa volta l'asticella è stata posta molto, molto in alto. O in basso, a seconda di come la si vuol vedere.

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