Vagrond - Ruin

VAGROND – Ruin

Gruppo:Vagrond
Titolo:Ruin
Anno:2020
Provenienza:Australia
Etichetta:Talheim Records
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TRACKLIST

  1. Fragments
  2. Burial
  3. Moments
  4. Plague
  5. Passing
  6. Confined
  7. Detachment
  8. Decay
DURATA:40:30

Duo australiano originario della città di Perth, i Vagrond sono attivi da circa dieci anni, periodo nel quale hanno prodotto ben cinque album, partendo da uno stile improntato sul depressive black metal con influenze post-rock per poi virare verso territori blackgaze, fino a eliminare ogni elemento riconducibile al black metal nel penultimo Regret. In occasione del loro quinto album intitolato Ruin, gli australiani hanno ulteriormente arricchito il proprio arsenale, aggiungendovi elementi doom e attenuando le influenze post-rock, che si fanno meno evidenti ma perfettamente percepibili e apprezzabili nello stile compositivo e nelle strutture dei brani.

Ruin è una sorta di concept album sulla decadenza umana, all’interno del quale possiamo, almeno concettualmente, riconoscere due momenti ben distinti: la consapevolezza dell’impotenza dell’uomo e il conseguente sconforto di fronte all’ignoto, e la presa di coscienza rispetto alle ferite da esso inflitte al pianeta Terra. I testi delle prime tre tracce sono improntati alla riflessione sui misteri eternamente irrisolti del tempo e della morte da parte dell’essere umano, il quale — non trovandovi alcuna spiegazione logica — è inesorabilmente condannato a un’eterna paura dell’ignoto; dalla quarta traccia in poi, l’attenzione si sposta sulla consapevolezza dei danni subiti dal pianeta Terra da parte del genere umano, paragonato a una specie parassita che sfrutta ogni centimetro di terra, ogni litro d’acqua e ogni specie vegetale e animale presente sul globo terracqueo come se ne fosse l’unico padrone.

L’importante riflessione e, se vogliamo, critica a sfondo ecologista, è veicolata dal duo di Perth attraverso quaranta minuti che scorrono lentamente ma inesorabilmente, cadenzati da riff di chitarra dal sapore doom e melodie pesantemente influenzate dal post-rock sui quali si instaura un disperato screaming di matrice depressive black; a differenza del precedente Regret, le voci pulite e i cori sono assenti, e i momenti acustici rari. Ruin è un disco compatto in cui si susseguono otto pezzi molto simili fra loro, caratterizzati da strutture semplici e ripetitive che spesso faticano a mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore, pur mancando dell’aspetto ipnotico che una certa ripetitività potrebbe evocare.

I Vagrond sono in continua evoluzione, ma faticano a creare una summa di quanto realizzato finora: la sensazione che scaturisce dall’ascolto di Ruin è quella di un gruppo che si è fossilizzato su determinati schemi prefissati e che ne esce con difficoltà, cercando di limitare il rischio di contaminazione a discapito di una certa ripetitività di fondo. Un album di transizione, forse non il miglior capitolo della discografia della band, ma sicuramente una tappa nella ricerca sonora in cui i due australiani sono costantemente impegnati.

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