VALBORG – Nekrodepression

VALBORG – Nekrodepression

Informazioni
Gruppo: Valborg
Titolo: Nekrodepression
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Zeitgeister Music
Contatti: facebook.com/valborgband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Sakrale Vernichtung
2. Ich Fresse Die Alte Sommernacht
3. Zyklop
4. Tempelberg
5. Kloster
6. Kugelblitz
7. Under The Cross
8. Massaker In St. Urstein
9. Springtime Woman
10. Taufe
11. In Ekklesia
12. Opfer

DURATA: 49:12

I Valborg sono una delle band sulle quali faccio spesso affidamento, quando non so cosa ascoltare metto un loro disco e risolvo il problema, non mi hanno mai deluso e continuano nella loro scia positiva di lavoro in lavoro con il quinto capitolo intitolato “Nekrodepression”.
Quello che adoro di questi tedeschi è il non fossilizzarsi pur rimanendo sempre e comunque se stessi. Sia per ciò che concerne l’ambito dei testi che l’espressione in note rappresentano odiernamente una delle realtà fra le più personali e mature. La dedica allo scomparso Diedrich Hünten, diciottenne di Bonn membro della formazione death metal degli Obscure Fuckup, che rilasciò un solo demo ritenuto influente per la composizione dei Valborg, e l’approccio volutamente retrò e inabissatosi su sentieri ancor più grezzi e oscuri rispetto al passato sembrano indicare che stavolta sia il lato più marcio e bestiale del trio composto da Christian Kolf (voce e chitarra), Jan Buckard (basso) e Florian Toyka (batteria) a essere posto in primo piano.
L’intelligenza risiede anche nelle piccole decisioni e il gruppo è molto attento a come sviluppare le proprie idee, non avendo abbandonato le influenze dei capitoli precedenti quali Celtic Frost, Ved Buens Ende e Type O Negative (questi soprattutto vocalmente), alle quali si affiancano i Samael “dell’era di mezzo”, i Totenmond e i luminari della decadenza depressiva, i maestri Bethlehem. Immaginate cosa possa venir fuori da una combinazione tanto apprezzata quanto letale?
Il motivo della mia esaltazione risiede nella bravura dimostrata di canzone in canzone, non vi sono forzature o storpiature, i Valborg proseguono nel percorso che negli anni hanno battuto e ogni singola virata stilistica riesce sempre e comunque a rientrarvi senza nessun problema. Qualunque brano di questo album potrebbe essere inserito senza problemi in un’uscita precedente e viceversa, eppure la radice anche se soltantoo in profondità è diversa.
La ruvida entrata in scena con “Sakrale Vernichtung” si trova a metà fra il rituale e il più puro esempio di old school becero e maligno, presagio di sventura. Le scanalature da naufragio mentale insite in “Zyklop” e nell’ipnotica “Under The Cross” non fanno nulla per eliminare tale impressione, così come del resto le cadenze sconnesse di “Kloster” e “Springtime Woman”; nella seconda si percepisce nettamente la presenza della formazione guidata da Jürgen Bartsch. “Tempelberg” è dotata di un greve e dissestante appeal grazie alle melodie presenti, mentre “Massaker In St. Urstein” offre un delirio dall’aura corrotta dal punk, prima di finire in un vortice nero che vede succedersi “In Ekklesia” e “Opfer”.
In queste due tracce, seppur vi sia l’errata parvenza di un bagliore di speranza capace di filtrare fra le fitte mura poste intorno alle emozioni positive, è in realtà soltanto un abbaglio ciò che viene percepito, le armonie della chitarre difatti vengono spezzate dalla perdurante e decisiva visione che spinge giù. Il ritornello della prima, che ripete unicamente il titolo del pezzo, è una mattonata in pieno volto, mentre la seconda suggella, in qualità di epitaffio, la prova infliggendo una delicatezza gotica ammaliante, una pillola data per lenire il dolore a un passo dalla fine, o almeno quella che dovrebbe essere la fine.
Infatti nascosta nei suoi otto minuti, un paio dei quali di completo silenzio, vi è una traccia fantasma dal sound rozzo e punkeggiante, che verosimilmente dovrebbe omaggiare la memoria di Hünten: che sia quindi un pezzo degli Obscure Fuckup? Purtroppo non ci sono notizie in merito, posso unicamente supporlo.
“Nekrodepression” è un altro centro e sia il titolo che la copertina incarnano perfettamente ciò che la musica esprime.
I Valborg meriterebbero molto più spazio e notorietà di quanto avuto sinora, poiché non è facile mantenersi su certi livelli, né tantomeno farlo producendo dischi in maniera prolifica. I tedeschi hanno la media di un disco all’anno, non tenendo conto che due dei tre membri sono coinvolti in altri progetti della famiglia Zeitgeister, pertanto coloro che li conoscono già possono considerare quest’ultimo album un acquisto sicuro; i restanti farebbero bene a dare una chance a questi musicisti, iniziando però dalle loro radici, partendo dall’ormai lontano, ma non poi così tanto, “Songs For A Year” del 2005.

Facebook Comments