VALLEY OF THE SUN – Old Gods

Gruppo:Valley Of The Sun
Titolo:Old Gods
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Fuzzorama Records
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TRACKLIST

  1. Old Gods
  2. All We Are
  3. Gaia Creates
  4. Dim Vision
  5. Shiva Destroys
  6. Firewalker
  7. Into The Abyss
  8. Faith Is For Suckers
  9. Buddha Transcends
  10. Means The Same
  11. Dreams Of Sands
DURATA:41:42

Mai giudicare un disco dalla copertina. Non che Old Gods degli americani Valley Of The Sun abbia qualcosa che non va, intendiamoci, ma i suoi colori sgargianti e quell’inequivocabile richiamo alla sfera spirituale dell’individuo facevano presagire, almeno alla sottoscritta, sonorità dalle tinte progressive o veri e propri rituali musicali. Mi sbagliavo.

Uscito a maggio di quest’anno per Fuzzorama Records (e questo è già un indizio bello grosso, solo che io me sto a fa vecchia, abbiate pazienza), Old Gods è un lavoro che si muove tra il grunge e lo stoner, in un connubio di distorsioni talvolta di queens-of-the-stone-ageiana memoria. Il quartetto di Cincinnati, che definisce il proprio stile volume rock, è arrivato alla quarta fatica in studio ed è impossibile non percepire una certa maturità, sicurezza e fiducia nelle proprie capacità. Undici tracce sono forse un po’ troppe, ma lo perdoniamo perché veramente scorrono che è un piacere, a cominciare dalla granitica title track per poi continuare con “All We Are” e i suoi toni più alternative, che un po’ mi sorprendono, seppur assolutamente in maniera positiva, perché dopo il vento desertico della traccia d’apertura mi aspettavo un disco più o meno tutto sulla stessa linea. Ci sono anche momenti ibridi, per esempio in “Dim Vision”, che suona allo stesso tempo moderna e incredibilmente anni Novanta.

“Into The Abyss” comunque ci riporta nel deserto per quasi sette minuti di puro godimento per le mie orecchie, così come il pezzo di chiusura “Dreams Of Sand”; in pratica i brani più lunghi del disco sono anche i più massicci, lenti e vicini allo stoner, mentre gli altri spaziano liberamente tra rock, accordi quasi blues e quel grunge che usciva tanto bene ai Soundgarden, soprattutto quelli degli esordi.

L’impressione generale è di essere davanti a quattro ragazzi che non hanno dubbi sul tipo di strada intrapresa e con le idee piuttosto chiare. Arrivati al termine della scaletta, ci si rende conto di come Old Gods sia effettivamente più coerente e omogeneo di quanto potesse sembrare a un primo ascolto. Ciascuna delle divinità menzionate nel disco rappresenta tipi di credo diversi e ha un proprio ruolo: se Gaia crea, Shiva distrugge e Buddha trascende, pur se in fin dei conti «faith is for suckers», come ci spiega il brano numero nove a colpi di cowbell.

In ogni caso, Old Gods è davvero un disco di alto livello su tutti i fronti, dalla composizione al missaggio. L’unica obiezione che si potrebbe fare ai Valley Of The Sun è di non dire nulla di totalmente originale, ma d’altra parte perché mai dovremmo lamentarci di un album che comunque fa il suo lavoro come Cris… scusate, come gli antichi dèi comandano?

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