VALOR – Arrogance: The Fall | Aristocrazia Webzine

VALOR – Arrogance: The Fall

 
Gruppo: Valor
Titolo: Arrogance: The Fall
Anno: 2017
Provenienza: Grecia
Etichetta: Pitch Black Records
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TRACKLIST

  1. Uprising
  2. Arrogant Fall
  3. Flying Away
  4. In The Name Of Valor
  5. The Crown Of Evermore
  6. Dark Are The Eyes Of The Night
  7. Pandora's Gift
  8. In Another Time
  9. Sanctuary For All
  10. No Angel's Face
DURATA: 42:09
 

I greci Valor vedono la luce nel 2002 in quel di Atene, con l'intenzione di tenere alto il livello di epicità che per lungo tempo ha circondato lo Stato in questione. Già autore di due album, in "Arrogance: The Fall" il sestetto suona — non a caso — un epic-heavy metal mischiato a vaghe ma percettibili venature care al power metal. I dieci brani sono stati rilasciati dall'etichetta discografica Pitch Black Records.

Il sipario è aperto da "Uprising", strumentale letteralmente epica e melodica che fa ben sperare, mettendo in risalto una struttura interessante e un riuscito tappeto tastieristico. Vaggelis Krouskas (ex Battleroar) fa capolino nella seguente "Arrogant Fall", proponendo un cantato apparentemente convincente, mentre i riff chitarristici sono sempre melodici ed energici; il pezzo si mantiene su buoni livelli, senza sbavature né idee particolari. A seguire, "Flying Away" spicca per un giro chitarristico più orecchiabile; "In The Name Of Valor" è invece uno tra i brani più riusciti del pacchetto, con il cantato che fa la parte del leone, finché non subentra l'assolo di chitarra, assolutamente carico di adrenalina, tanto da invogliare da solo a più di un ascolto.

Un'altra traccia che mi ha incuriosito è stata "Pandora's Gift", che propone — a sorpresa — uno stile con sfumature inedite: il ritmo è leggermente più solenne e oscuro, le tastiere claustrofobiche si sposano bene il cantato. Cito, infine, "Sanctuary For All", canzone più furiosa che non manca dei suoi momenti alti, come l'immancabile assolo, che in questo disco funge in più di un'occasione da deus ex machina, o l'aggiunta di cori (inaspettati, ben accetti e non ripetuti altrove).

Leggendo questo resoconto, sembra andare tutto bene, ma non è davvero così. Mi riservo, in questa recensione, di parlare dei lati negativi nella chiusura. Già da un primo ascolto è possibile constatare che "Arrogance: The Fall" ha qualcosa di strano: si denota, in effetti, una netta distinzione tra i brani riusciti e interessanti e altri che sembrano proporre la stessa salsa ma molto meno gustosa. Questa mancanza di varietà può facilmente annoiare un ascoltatore navigato. In breve, parlo di canzoni piatte e quasi fini a loro stesse: se all'inizio brani quali i già citati "Arrogant Fall" o "In The Name Of Valor" cercano di convincere per adrenalina e potenza (e non dico che non ci riescano!), proseguendo nell'ascolto si ha l'impressione di sapere già cosa la band voglia proporre, finendo col lasciare l’amaro in bocca. Bisogna considerare, inoltre, che nemmeno nelle aggiunte più particolari che avrebbero potuto dare maggior pregio si avverte alcuna freschezza.

Altra nota dolente è relativa al cantato, che inizialmente può dare l'impressione di essere adeguato, per poi rivelarsi non particolarmente incisivo, insomma senza infamia e senza lode. Un plauso, invece, agli interventi solisti già citati varie volte e che spesso, quando il livello di coinvolgimento è basso, riescono a salvare, seppur parzialmente, la situazione.