Vanhelga - Sommar

VANHELGA – Sommar

Gruppo:Vanhelga
Titolo:Sommar
Anno:2013
Provenienza:Svezia
Etichetta:Art Of Propaganda
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TRACKLIST

  1. Aftermath
  2. Another Side (Of Me)
  3. Sommar
  4. Välkommen In
  5. Vid Skymningens Gräns
  6. Levande Begravd I Pffitvingad Fffingenskap (8mmcl)
  7. Döda Vita Drömmar
DURATA:31:50

La mutazione dei Vanhelga ha assunto una forma definitiva: la band guidata da 145188 ha provato a unire le sembianze luciferine e rabbiose che animavano i suoi primi lavori alla disperazione e ai toni grigio cupi portati in ambito lirico e vocale dall’ingresso dell’ex Lifelover J. Gabrielson (in arte 1853). Il risultato è una versione stranamente ancora più affine alla visione dei connazionali ormai sciolti, tuttavia non si tratta di un clone, poiché il carattere e le qualità del progetto note sin dagli esordi — seppur rielaborate in questo contesto d’oblio autolesionistico — sono percettibili.

Il nuovo parto della creatura è l’ep Sommar che, a dispetto di un titolo particolarmente solare (la traduzione di sommar in italiano è estate), è tutt’altro che incline a rappresentare in note ciò che la bella stagione è solita regalare. Nei quasi trentadue minuti di musica non vi è traccia né di giovialità né di lucentezza; sono invece riscontrabili i tratti classici di una tormentata, nostalgica e melancolica esibizione dedita a far emergere i connotati depressivi e decadenti di un periodo che allontana i piaceri donati dalla presenza del Sole.

I pezzi di questo mini infilano riff distorti che tendono a ripetersi, intervallati da e combinati a esecuzioni in cui la chitarra pulisce il proprio suono in modo da aumentare quel senso di frustrazione di passaggio in passaggio, elevato all’ennesima potenza dall’ingresso della componente vocale. Quest’ultima infatti risulta essere ben orchestrata nell’imporre sia lo scream che un recitato-parlato alquanto evocativo sulle basi, facendo sì che una sorta di strato di morbido ma fitto grigiore si ponga a contrasto con l’atmosfera plumbea che imperterrita si estende ammorbando i brani.

Il lavoro in più di una circostanza sembra soffrire dell’invasività dei volumi dati alla batteria (“Aftermath”), tanto che le melodie, spesso semplici ma funzionali, ne risultano ostacolate; eppure il fascino di questi Vanhelga risiede anche nella loro ruvida voglia di nascondere il bello che risiede in quelle note più levigate e dolciastre, martellandole disperatamente: un connubio emotivo forte, espresso con fervore nel galleggiare schizoide di “Välkommen In”.

Gli svedesi sono alienati e ossessionati e tale attitudine autodistruttiva si rivolge in direzione degli appassionati che sentono la mancanza di artisti come Lifelover o Apati e apprezzano gli Hypothermia: Sommar e i Vanhelga fanno proprio al caso loro.

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