Varanak - Relics Of Mourning

VARANAK – Relics Of Mourning

Gruppo:Varanak
Titolo:Relics Of Mourning
Anno:2020
Ristampa:2021
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Brucia Records
Contatti:Facebook  Bandcamp  Instagram
TRACKLIST CD I

  1. Aconites And Marigolds
  2. Relics Immemorial
  3. Evergreen
DURATA:38:14
TRACKLIST CD II

  1. The Void Of Despair
  2. Бога нет
DURATA:29:45

Un mazzolin di male, dal New Jersey più grigio e depresso, ce lo porta Varanak con questo Relics Of Mourning. Autopubblicato in digitale nel 2020, il debutto del progetto portato avanti da Rz (con un passato nei doomster Silence In The Gray) è finito nella rete della genovese Brucia Records, che ha deciso di pubblicarlo arricchendolo con un secondo CD contenente due brani della Demo MMXX. Una fiducia che mi sento di giustificare, quella che l’etichetta nostrana ha dato all’arte di Varanak, perché in quest’ora e poco più di black metal affogato nel doom e nello sconforto puro c’è una bellezza che merita di essere scoperta. Rz si occupa di chitarra, voce, basso e tastiere, Owen Pomykacz e Brandon Essig stanno dietro alle pelli, mentre Jeff Dileo suona l’organo sui brani del secondo disco.

Relics Of Mourning è un mastodontico urlo di disperazione, che se da un lato mostra una certa volontà di rinascita dall’altro versa un mare di lacrime il cui unico obiettivo è farci affogare. I testi di Rz prima illudono e poi schiaffeggiano, mettendoci davanti l’ineluttabilità del male di vivere in tutte le sue manifestazioni e viceversa. Lo stesso discorso si può applicare alla musica messa su disco da Varanak, che riflette in modo pedissequo lo schema di cui sopra, tirando fuori ora dal black metal, ora dal doom ciò che gli è più funzionale.

“Aconites And Marigolds” è il pezzo più breve (comunque sono quasi undici minuti) ma anche il più opprimente, un condensato di black doomeggiante così spesso che si fatica a respirare. L’immagine degli aconiti e delle calendule racchiude graficamente gli aspetti velenosi di una vita di dipendenze per la quale cerchiamo una cura, che spesso altro non è che ulteriore veleno; gli effetti illusori dell’alcol sono il proverbiale gatto che si morde la coda: «Sometimes I feel the warmth of impossible joy of a reality created in my mind!». Sull’attacco e su altri passaggi della successiva “Relics Immemorial” ho sentito lo spettro di Peter Steele picchiettarmi la spalla e a ben pensarci, nella musica di Varanak (come anche nell’iconografia), c’è molto della poetica del Green Man: a cominciare dalla saturazione pachidermica di chitarra e basso, passando per gli arpeggi che spezzano il brano dandogli un’aura gotica e concludendo con il testo che parla di un male di vivere eterno e fuori scala. Se poi “Evergreen” non vi fa drizzare definitivamente le antenne in direzione Brooklyn forse dovete ripassare l’ABC dell’amarezza, perché qui davvero tutto, voce esclusa, ricorda le gesta dei Type O Negative: dico a parte la voce perché Rz non sconfina mai nel pulito, ma fa un uso opportuno ed esperto di scream e growl.

Il secondo disco, come detto, accoglie due pezzi della succitata demo nei quali i tratti gothic hanno ancora più spazio a scapito di quelli black. “The Void Of Despair” e “Бога Нет” (dio non esiste), pur sembrandomi più di maniera rispetto ai brani del primo CD, suonano davvero bene e lo fanno sia in termini tecnici che squisitamente artistici: registrazione, missaggio e masterizzazione sono belli pieni e professionali; la musica è micidiale, sic et simpliciter.

In generale trovo che Varanak abbia raggiunto un grado di maturazione già parecchio alto, cosa che fa ben sperare circa il futuro di questo progetto e del successore di Relics Of Mourning, che in questa splendida stampa di Brucia Records altro non è che un bouquet di malessere e di vane speranze.

Facebook Comments